2020

Concetto artistico dell'esopianeta K2-18b (Immagine cortesia Amanda Smith)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulle potenziali condizioni di abitabilità dell’esopianeta K2-18b. Un team dell’Università britannica di Cambridge guidato da Nikku Madhusudhan ha condotto una serie di simulazioni basate sui possibili valori di massa, dimensioni e dati sull’atmosfera disponibili su di esso per creare vari modelli compatibili con le osservazioni. Secondo le conclusioni, in certe condizioni sulla sua superficie potrebbe esserci acqua liquida.

La regione dell'esplosione nel superammasso di Ofiuco

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’osservazione di quella che è stata definita la più grande esplosione scoperta nell’universo dopo il Big Bang e causata dal buco nero supermassiccio nella galassia al centro del superammasso di Ofiuco. Un team di astronomi guidato da Simona Giacintucci del Naval Research Laboratory ha combinato osservazioni condotte ai raggi X con i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e Chandra della NASA con quelle allea frequenze radio condotte con i radiotelescopi Murchison Widefield Array (MWA) e Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) per mappare la cavità generata da quell’evento cataclismico, grande circa 15 volte la Via Lattea.

La Galassia Sombrero

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla Galassia Sombrero e in particolare sull’alone che ne circonda la calotta. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble, trovando una sorprendente abbondanza di stelle ricche di elementi pesanti, e simulazioni al computer per cercare di capire l’origine di questa galassia difficile da catalogare perché è un ibrido tra la forma ellittica e quella a spirale. La conclusione è che la sua crescita è avvenuta dalla fusione di due o forse anche più galassie massicce in un processo caotico.

Protostelle nel Complesso di Orione

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano lo studio di un totale di oltre 300 protostelle dotate di dischi protoplanetari nel Complesso di Orione, un insieme di nubi molecolari che costituiscono perfette culle per la nascita di nuove stelle. Un team di ricercatori guidato da John Tobin del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato i dati raccolti dai radiotelescopi VLA e ALMA nel corso dell’indagine VLA/ALMA Nascent Disk and Multiplicity (VANDAM) per identificare le quattro protostelle più giovani nel Complesso di Orione. Un team ampliato con l’aggiunta di altri ricercatori ha indagato su 328 protostelle identificate in quelle nubi molecolari.

Concetto artistico di gioviano caldo vicino alla propria stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’esopianeta NGTS-10b, un gioviano ultracaldo il cui anno dura solo 18 ore circa. Un team di ricercatori guidato dal dottor James McCormac dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti nel corso dell’indagine NGTS per identificare NGTS-10b grazie ai suoi transiti di fronte alla sua stella. Si tratta del gioviano caldo o ultracaldo più vicino alla sua stella osservato finora, talmente vicino ad essa che in un lontano futuro potrebbe avvicinarsi al punto da essere distrutto. Ciò lo rende un interessante oggetto di studio, anche perché osservazioni condotte per diversi anni potranno misurare i cambiamenti della sua orbita per capire se davvero ha un destino segnato.