2020

Una porzione di vista combinata Subaru/XMM-Newton con al centro una galassia morente (Immagine cortesia NAOJ/M. Tanaka)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” e uno su “The Astrophysical Journal”, riportano i risultati di studi su antichissime galassie quiescenti, il che significa che avevano ridotto notevolmente o terminato la loro attività di formazione stellare. Due team di ricercatori con molti di loro in comune hanno usato dati raccolti con vari telescopi per studiare queste galassie e stabilire che vediamo la più antica com’era circa un miliardo e mezzo di anni dopo il Big Bang. Questi studi offrono nuove informazioni utili a migliorare i modelli di formazione delle galassie.

Concetto artistico di protostella massiccia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di maser naturali che hanno rivelato un’ondata di calore nella protostella G358.93-0.03-MM1, o semplicemente G358-MM1. Un team di ricercatori guidato da Ross Burns del NAOJ (National Astronomical Observatory of Japan) che include anche Gabriele Surcis dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Cagliari ha compiuto le rilevazioni come parte della rete di astronomi M2O (Maser Monitoring Organisation), specializzata nello studio di maser astrofisici per comprenderne la natura. Nel caso specifico, si tratta di una protostella massiccia e l’ondata di calore proveniente da essa conferma che questo tipo di stelle passa attraverso un processo di formazione non lineare.

Sali di cloruro d’ammonio (Foto cortesia Universtà di Berna)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano i risultati di altrettante analisi di dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA che rivelano la presenza di composti come i sali di ammonio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato da Kathrin Altwegg dell’Università di Berna, in Svizzera, ha analizzato i dati cercando di capire i motivi della scarsità di azoto sulla cometa concludendo che in realtà la sua presenza sia difficile da rilevare perché una parte è legata a sali di ammonio. Questi sali sono tra i mattoni di molecole che includono alcuni precursori della vita come urea e glicina, già trovati sulla cometa. Un altro team ha invece scoperto nei dati tracce di composti alifatici, considerati essenziali per la vita sulla Terra, sulla cometa.

Sei cosiddette stelle gonfie confermate al centro della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’identificazione di quelli che sono stati chiamati oggetti-G (in inglese G-objects) che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, Sagittarius A* o semplicemente Sgr A*. Un team di ricercatori guidato da Anna Ciurlo della UCLA aveva già annunciato la scoperta di tre nuovi oggetti-G, ora ne conferma l’esistenza e annuncia l’identificazione di un quarto. Essi si aggiungono ai due oggetti-G già confermati alcuni anni fa. Nuovi indizi potrebbero confermare l’ipotesi che si tratti del frutto di fusioni di stelle di sistemi binari.

La navicella spaziale Crew Dragon al decollo per il test di interruzione d'emergenza del lancio (Immagine cortesia SpaceX)

SpaceX ha da poco terminato il test di interruzione d’emergenza del lancio (In-Flight Abort Test) di una sua navicella spaziale Crew Dragon, la versione della Dragon 2 prodotta per il trasporto di astronauti. Un razzo Falcon 9 è stato volutamente fatto esplodere nel momento di massima pressione dinamica, in gergo Max q, per testare il corretto funzionamento dei sistemi che in un normale lancio hanno lo scopo di mettere in salvo l’equipaggio a bordo della Crew Dragon.