
Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sull’affievolimento della stella ipergigante rossa VY Canis Majoris. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Roberta Humphreys dell’Università del Minnesota, negli USA, ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per studiare non solo la stella ma anche enormi grumi di materiali attorno ad essa. La conclusione è che VY Canis Majoris ha avuto momenti in cui ha espulso enormi quantità di materiali che hanno formato quei grumi e l’hanno oscurata per vari periodi, rilevati nel corso del tempo.
Distante circa 3.900 anni luce dalla Terra, VY Canis Majoris ha una massa stimata attorno a 30-40 volte quella del Sole. La sua luminosità è stimata attorno a 300.000 volte quella del Sole ma dalla Terra risulta variabile con diversi affievolimenti registrati nel corso del XIX e del XX secolo. Al suo minimo, la sua luminosità è scesa a un sesto di quella normale. Per questi motivi, è stata oggetto di molti studi con vari strumenti: ad esempio, un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportava uno studio condotto con lo strumento SPHERE del VLT.
Nel corso degli ultimi anni, Roberta Humphreys e i suoi collaboratori hanno studiato VY Canis Majoris e altre giganti rosse per capire meglio i processi in atto in queste stelle che stanno attraversando l’ultima fase di vita prima di esplodere in supernove. L’espulsione di grandi masse di materiali è una caratteristica e questa stella ha avuto vari episodi di espulsione nel corso degli ultimi secoli, tracciati grazie alle osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble. Alcuni dei grumi espulsi hanno masse che arrivano al doppio di quella del pianeta Giove.
In questo nuovo studio, il team di Roberta Humphreys si è concentrato sui grumi più vicini a VY Canis Majoris, quelli espulsi meno di un secolo fa dal punto di vista terrestre. Il calcolo dei loro movimenti collega molti di quei grumi a episodi in cui la luminosità di questa stella è calata visibilmente. Anche oggi è meno luminosa che in passato ed è necessario usare un telescopio per individuarla mentre le registrazioni astronomiche indicano che in passato era visibile a occhio nudo.
L’affievolimento di VY Canis Majoris è stato paragonato a quello di Betelgeuse, protagonista di recenti ricerche anche perché tra il novembre 2019 e il febbraio 2020 la sua luminosità era scesa fino a circa un terzo di quella normale. Anche in quel caso una nube di polvere composta da materiali espulsi dalla stella stessa venne ritenuta la colpevole del fenomeno. VY Canis Majoris è molto più grande e massiccia di Betelgeuse perciò tutti i processi in atto sono più violenti.
Tra le supergiganti e ipergiganti rosse conosciute, VY Canis Majoris è quella che mostra la maggiore complessità nella sua attività. La stiamo vedendo in un periodo della sua vita che è brevissimo dal punto di vista astronomico dato che dura poche migliaia di anni. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essere già esplosa. Studiare VY Canis Majoris aiuterà a capire come queste stelle perdono materiali durante l’ultima fase della loro vita. Sono materiali che potrebbero contribuire a formare nuove stelle e gli elementi che verranno generati dalla supernova potranno contribuire a formare nuovi pianeti.
L’immagine qui sotto (NASA, ESA, and R. Humphreys (University of Minnesota)) mostra a sinistra la grande nebulosa che circonda VY Canis Majoris vista da Hubble, al centro un particolare dell’area centrale con la zona vicina alla stella e a destra una rappresentazione artistica della stella.

