
Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una rivisitazione di radiogalassie scoperte 47 anni fa usando due dei radiotelescopi più potenti attualmente in servizio. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha usato i radiotelescopi uGMRT e MeerKAT per condurre le nuove osservazioni. Il primo autore è l’astronomo Bernie Fanaroff, che cominciò lo studio delle radiogalassie e le classificò assieme all’astrofisica Julia Riley.
Le radiogalassie sono sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi, alimentati da buchi neri supermassicci che scaldano i materiali che li circondano a tal punto da generare potenti emissioni elettromagnetiche. Nel 1974, Bernie Fanaroff e Julia Riley stabilirono una classificazione delle radiogalassie in base alla loro morfologia, una pietra miliare nel campo della radioastronomia.
Rispetto ai radiotelescopi di 50 anni fa, quelli attuali sono in grado di rilevare emissioni molto più deboli e molti più dettagli. uGMRT (Upgraded Giant Metrewave Radio Telescope) in India e MeerKAT in Sud Africa sono due dei più potenti radiotelescopi oggi disponibili e hanno permesso di ottenere nuove osservazioni di quattro radiogalassie studiate negli anni ’70, classificate come 4C 12.02, 4C 12.03, CGCG 044-046 e CGCG 021-063.
Le nuove osservazioni hanno permesso di catturare molti nuovi dettagli delle quattro radiogalassie. L’immagine (T. Venturi/O. Smirnov/MNRAS 2021) mostra la radiogalassia CGCG 044-046 in un’elaborazione che mostra le rilevazioni di MeerKAT in bianco con un’immagine ottica della della Digital Sky Survey 2 a infrarossi, rosso e blu sullo sfondo. CGCG 044-046 è circondata da altre galassie e le nuove osservazioni mostrano tra le altre cose l’influenza sulla sua forma delle vicine e del gas caldo intergalattico. Ciò significa che i nuovi risultati offrono informazioni utili anche a studi più ampi della singola galassia.
Uno degli scopi di questo studio è capire se dopo tanti anni sia il caso di modificare la classificazione delle radiogalassie. Questo è solo l’inizio dato che ha riguardato solo quattro radiogalassie ma la prima conclusione è che la classificazione esistente continui ad andare bene. Semmai, ci potrebbero essere problemi nel riconoscimento della morfologia di radiogalassie osservate con strumenti non adeguati. La rivisitazione delle radiogalassie conosciute continuerà e nuovi dettagli inaspettati potrebbero fornire nuove informazioni utili a varie ricerche astronomiche.
