2021

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Jourrnal Letters” riporta un modello della formazione dei buchi neri supermassicci che spiega la rapida crescita di quelli osservati nell’universo primordiale. Wei-Xiang Feng, Hai-Bo Yu e Yi-Ming Zhong propongono un modello in cui i cosiddetti semi da cui si formano questi giganteschi buchi neri vengono generati da un alone di materia oscura auto-interagente. Secondo questo modello, il collasso che forma il seme viene accelerato dalla materia barionica, quella comune, uno scenario unificato tra i due tipi di materia.

La galassia NGC1052-DF2 (Immagine NASA, ESA, Z. Shen and P. van Dokkum (Yale University), and S. Danieli (Institute for Advanced Study))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta una misurazione precisa della distanza della galassia NGC1052-DF2 che è stata usata per confermare che è quasi priva di materia oscura, un’anormalia notevole. Un team di ricercatori guidato da Pieter van Dokkum della Yale University ha usato il telescopio spaziale Hubble per osservare le giganti rosse alla periferia di NGC1052-DF2 usandole come “candele standard” sfruttando il fatto che raggiungono tutte lo stesso picco di luminosità. Capire perché in questa galassia vengano rilevati pochissimi degli effetti gravitazionali attribuiti alla materia oscura può offrire nuovi indizi sulla sua natura.

La coppia IC 1623 osservata da Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Chandar)

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra una coppia di galassie in fase avanzata di fusione catalogata come IC 1623. I filtri utilizzati per lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) che ha catturato l’immagine permettono di vedere le differenze tra le due galassie che si stanno fondendo. Questo processo può continuare per milioni di anni ancora perciò ci vorrà ancora chissà quanto prima che una nuova galassia venga formata. Nel frattempo, gli astronomi si aspettano che gas spinto dalle interazioni gravitazionali inneschi una nuova formazione stellare in quella che, di conseguenza, verrà definita una galassia starburst.

Il sistema Elias 2-27 visto da ALMA

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano vari aspetti di uno studio del disco protoplanetario che circonda la giovane stella Elias 2-27. Due team di ricercatori con vari membri in comune e Teresa Paneque Carreño come investigatore principale hanno usato il radiotelescopio ALMA per studiare quel sistema stellare in fase di formazione. In particolare, hanno studiato le perturbazioni gravitazionali che hanno generato i bracci di spirale nel disco. Si tratta di un passo avanti nella comprensione dei meccanismi di formazione di nuovi pianeti.

Betelgeuse vista dallo strumento SPHERE

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’affievolimento della stella Betelgeuse avvenuto tra la fine del 2019 e il primo trimestre del 2020 che aveva fatto pensare che la sua esplosione in supernova fosse imminente. Un team di ricercatori guidato da Miguel Montargès della Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio, ha usato il VLT dell’ESO per ottenere nel dicembre 2019 immagini di Betelgeuse da confrontare con una del gennaio 2019 e con altre immagini sucessive. I risultati confermano quelli di uno studio precedente concludendo che una gigantesca massa di plasma caldissimo si è sollevata dalla superficie di Betelgeuse. Il plasma si è allontanato, raffreddandosi e trasformandosi in polvere che ha coperto pare della stella riducendone la luminosità fino a un terzo del normale.