2021

Concetto artistico della pulsar PSR J2039-5617 e della sua compagna (Immagine Knispel/Clark/Max Planck Institute for Gravitational Physics/NASA GSFC)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di studio che ha portato all’identificazione delle rare caratteristiche di una fonte di raggi gamma che è risultata essere una pulsar, catalogata come PSR J2039-5617. Due team con vari ricercatori in comune hanno usato i dati raccolti dal telescopio spaziale Fermi e altri strumenti e hanno contato sull’aiuto di astrofili che partecipano al progetto Einstein@Home per studiare la pulsar. Si tratta di un raro tipo di pulsar perché appartiene alla classe millisecondo e anche a quella cosiddetta redback, che ha una nana rossa come compagna.

Starship SN9 al decollo (Immagine cortesia SpaceX)

Era notte in Italia quando SpaceX ha condotto a Boca Chica, in Texas, il test di volo del prototipo di Starship identificato come SN9, il secondo dopo quello del 9 dicembre 2020. SN9 doveva risolvere i problemi del precedente prototipo e anch’esso ha compiuto regolarmente il volo fino a un’altitudine di circa 10 chilometri per poi tentare un atterraggio controllato alla fine di una serie di manovre. Dopo 6 minuti e 26 secondi di volo, come il suo predecessore, SN9 è atterrato troppo velocemente e di conseguenza è andato distrutto. SpaceX ha confermato di essere a buon punto per quanto riguarda la manovrabilità di Starship ma l’atterraggio è ancora un problema. Con i tanti atterraggi del primo stadio del razzo Falcon 9 sta facendo sembrare facile quel tipo di manovra ma richiede una messa a punto perfetta dei sistemi.

Concetto artistico di Swift J1818.0-1607 con il suo campo magnetico (Immagine cortesia OzGrav, Carl Knox)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sulla magnetar Swift J1818.0-1607 che ne descrive il comportamento, più complesso del previsto. Un team di ricercatori guidato da Marcus Lower della Swinburne University of Technology in Australia l’ha osservata tra maggio e ottobre 2020 con il radiotelescopio Parkes notando che le sue emissioni variavano da quella di una magnetar a quella di una pulsar alternando comportamenti tipici di questi due tipi di stella di neutroni. Alla fine si è stabilizzata nello stato di magnetar e ciò può offrire informazioni sull’evoluzione di questi strani oggetti.

Concetto artistico dei pianeti del sistema di HD 108236 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma di quattro esopianeti, una super-Terra e tre miniNettuno, nel sistema della stella HD 108236. Un team guidato da Tansu Daylan, postdoc Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del MIT, ha analizzato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare quegli esopianeti. A questa ricerca hanno partecipato anche due studenti di scuola superiore come parte del programma Student Research Mentoring Program (SRMP) al Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian. Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un’altra super-Terra nello stesso sistema da parte di un team di ricercatori guidato da Andrea Bonfanti dell’Accademia austriaca delle scienze che ha utilizzato il telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA.

Il lato notturno di Venere visto dalla sonda spaziale Akatsuki (Immagine cortesia JAXA / ISAS / DARTS / Damia Bouic)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una ricerca che offre una spiegazione alternativa alla presenza di fosfina su Venere. Un team di ricercatori ha utilizzato un usato un modello robusto delle condizioni nell’atmosfera di Venere rianalizzando i dati che avevano portato a concludere che c’era della fosfina. La nuova conclusione è che i dati sono coerenti con la presenza di anidride solforosa.