Influenze gravitazionali stanno distorcendo la Piccola Nube di Magellano

Le Nubi di Magellano viste dalla sonda spaziale Gaia (Immagine ESA)
Le Nubi di Magellano viste dalla sonda spaziale Gaia (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio della Piccola Nube di Magellano che mostra come questa galassia nana stia subendo delle distorsioni nella sua forma a causa di varie influenze gravitazionali. Satoya Nakano e Kengo Tachihara dell’Università di Nagoya, in Giappone, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA assieme a informazioni sulle stelle cefeidi raccolte dal progetto OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment). Ciò ha permesso di determinare le distanze di 4.236 cefeidi e le anomalie nei loro movimenti. La conclusione è che la Piccola Nube di Magellano stia subendo un’influenza gravitazionale da parte della Grande Nube di Magellano e di un’altra fonte ancora sconosciuta.

La Piccola Nube di Magellano è una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Grazie alla sua relativa vicinanza, è oggetto di vari studi da parte degli astronomi. Essi includono le interazioni in atto tra la Via Lattea e le sue satelliti ma si tratta di studi complessi perché richiedono misurazioni precise dei movimenti delle stelle all’interno delle varie galassie nane e della Via Lattea.

La sonda spaziale Gaia, la cui missione è terminata recentemente, sta offrendo un notevole aiuto perché per anni ha rilevato con grande precisione la posizione di un’enorme quantità di stelle seguendone i movimenti nel corso del tempo. I dati raccolti e pubblicati in diverse occasioni sono utilissimi in diverse ricerche astronomiche, in questo caso riguardanti i moti delle stelle nella Piccola Nube di Magellano.

Tra le stelle esaminate dalla sonda spaziale Gaia, ci sono le cefeidi, stelle variabili che vengono utilizzate dagli astronomi per misurare le distanze cosmiche. Ciò grazie al fatto che mostrano pulsazioni regolari che le rendono “candele standard” nella misurazione delle loro distanze. Anche il progetto OGLE, che si occupa tra le altre cose della classificazione di stelle variabili, ha raccolto molte informazioni sulle cefeidi.

Mettendo assieme le informazioni della Data Release 3 (DR3) della missione Gaia e della fase chiamaga OGLE-IV del progetto OGLE, i ricercatori Satoya Nakano e Kengo Tachihara hanno mappato i movimenti di 4.236 cefeidi nella Piccola Nube di Magellano. Il risultato indica che questa galassia nana è oggetto di varie influenze gravitazionali che attirano le stelle più vicine alla Terra verso nord-est e quelle più lontane nella direzione opposta.

Non è certo sorprendente che la Grande Nube di Magellano eserciti un’influenza sulla vicina e i due ricercatori, assieme al collega Mao Tamashiro, avevano già riportato prove in un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” pubblicato nell’aprile scorso. Invece, un’altra fonte gravitazionale non è ancora stata identificata. Potrebbe trattarsi della Via Lattea oppure degli effetti a lungo termine di un incontro ravvicinato tra le due Nubi di Magellano avvenuto in un lontano passato.

Queste interazioni potrebbero avere anche causato l’assenza di una rotazione coerente delle stelle della Piccola Nube di Magellano attorno al suo nucleo. Nel corso del tempo, è possibile che vi siano state varie interazioni con le sue vicine che hanno determinato anomalie dinamiche al suo interno.

Questo studio mette in discussione le teorie precedenti riguardanti struttura e dinamica della Piccola Nube di Magellano. Ciò significa che le sue interazioni con la Grande Nube di Magellano e la Via Lattea e forse anche con altre galassie nane vanno ripensate. Per questo motivo, i due ricercatori giapponesi hanno concluso che sono necessarie simulazioni informatiche in grado di riprodurre le scoperte derivate da queste osservazioni.

L’evoluzione della Piccola Nube di Magellano può sembrare solo una curiosità scientifica ma le interazioni tra galassie costituiscono un fattore cruciale nella loro evoluzione perciò studi come questo vengono seguiti con interesse dagli astronomi.

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