
Poche ore fa un razzo vettore Falcon 9 è stato lanciato dalla base di Vandenberg nella missione chiamata Twilight in cui un totale di 40 satelliti è stato messo in orbita in varie fasi. Circa due ore e venti minuti dopo il lancio, l’ultimo gruppo dei satelliti è stato rilasciato dall’apposito sistema di SpaceX. Tra di essi c’erano il telescopio spaziale Pandora della NASA e i nanosatelliti BlackCAT e SPARCS, entrambi di classe CubeSat con dimensioni 30x20x10 centimetri, parte della CubeSat Launch Initiative della NASA. Questi satelliti condurranno le loro rilevazioni astronomiche dall’orbita terrestre bassa.
Parte del programma Astrophysics Pioneers della NASA che sviluppa progetti per l’astrofisica a costi ridotti, il telescopio spaziale Pandora ha lo scopo di studiare l’atmosfera di esopianeti scoperti in precedenza usando altri strumenti. Condurrà le sue rilevazioni a frequenze ottiche e nell’infrarosso vicino con il suo telescopio da 45 centimetri e il rilevatore costruito come parte di riserva per il telescopio spaziale James Webb. Userà questi strumenti per distinguere le emissioni elettromagnetiche provenienti da un esopianeta da quelle provenienti dalla sua stella.
Il lavoro del telescopio spaziale Pandora sarà basato sui passaggi degli esopianeti da esaminare di fronte alle loro stelle, i cosiddetti transiti. Durante un transito, dalla Terra è possibile rilevare la luce stellare che passa attraverso l’atmosfera del pianeta. Ciò permette di rilevare le firme chimiche dei composti con cui quella luce ha interagito tramite analisi spettroscopiche.
Il problema è che variazioni nella luminosità in varie aree della superficie di una stella rendono l’analisi spettroscopica complessa. Come se ciò non bastasse, la luce stellare può già includere le firme chimiche di composti presenti in qualche area della superficie stellare. Per risolvere questo problema, il telescopio spaziale Pandora raccoglierà rilevazioni degli esopianeti sotto esame prima, durante e dopo i loro transiti per poter confrontare i risultati e stabilire quali firme sono state davvero generate dalle atmosfere planetarie.
Il nanosatellite Black Hole Coded Aperture Telescope (BlackCAT) ha lo scopo di studiare potenti esplosioni cosmiche come i lampi gamma, in particolare quelli emessi nell’universo primordiale, ed emissioni di raggi X da buchi neri e stelle di neutroni. Si tratta di uno strumento che verrà aggiunto alla rete di monitoraggio di eventi cosmici estremi.
Il nanosatellite Star-Planet Activity Research CubeSat (SPARCS) ha lo scopo di studiare stelle di piccola massa monitorando le loro emissioni durante eruzioni stellari nella banda ultravioletta. Le nane rosse sono le stelle più comuni nell’universo ma possono essere molto attive e ciò solleva dubbi sulle possibilità che pianeti in orbita attorno a esse possano essere abitabili. Anche le stelle un po’ più massicce, quelle di classe K, sono interessanti e i pianeti in orbita attorno a esse sono oggetto di studio.
L’immissione in orbita dei satelliti è stato un successo. Se i test di funzionamento daranno esito positivo, Pandora, BlackCAT e SPARCS cominceranno le loro missioni astronomiche e forniranno nuove informazioni sugli oggetti delle loro rilevazioni.

