
Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” descrive una ricerca su Elysium Planitia, una regione vulcanica vicina all’equatore di Marte. Un team di ricercatori della Louisiana State University guidati da David Susko hanno usato dati raccolti dalle sonde spaziali Mars Global Surveyor (MGS), Mars Odyssey Orbiter e Mars Reconnaissance Orbiter per studiare il mantello marziano trovando alcune similitudini con quello terrestre e tracce di attività vulcanica recente.
Elysium Planitia è il secondo complesso vulcanico marziano per larghezza dietro a Tharsis, dove c’è il gigantesco Olympus Mons e raggiunge i 16 chilometri di altezza. La lava che circonda i suoi tre grandi vulcani, Hecates Tholus, Elysium Mons e Albor Tholus, contiene le tracce della più recente attività vulcanica di Marte. Generalmente, il vulcanismo sul pianeta rosso risale a un periodo tra 3 e 4 miliardi di anni fa ma in questa regione le colate laviche risalgono a un periodo che va da 3 a 4 milioni di anni fa.
Le caratteristiche di Elysium Planitia suggeriscono che i vulcani potrebbero eruttare nuovamente prima o poi e già questo fatto costituisce una sorpresa su un pianeta considerato ormai geologicamente molto tranquillo ma sono interessanti anche per altri motivi. Il mantello marziano ha subito grossi cambiamenti nel corso della prima parte della storia del pianeta e oggi i ricercatori si stanno rendendo conto che è più complesso del previsto, mostrando addirittura alcune somiglianze con quello terrestre.
Le immagini e altri dati raccolti dalle sonde spaziali della NASA nel corso degli anni hanno permesso ai ricercatori di esaminare le caratteristiche chimiche e morfologiche di Elysium Planitia trovando indicazioni della complessità del mantello che si è formato sotto la superficie di Marte. Differenze geochimiche sono state riscontrate tra le regioni più giovani a sud est e quelle più vecchie di 850 milioni di anni a nord ovest dovute a processi riguardanti le rocce ignee.
Uno dei dubbi riguardava i livelli di torio e potassio più bassi di quanto ci si aspettasse dato che si tratta di elementi radioattivi che sono invece abbondanti nelle altre regioni vulcaniche di Marte. Una possibilità è che i livelli di quei due elementi si siano esauriti a causa di eruzioni vulcaniche nel corso di miliardi di anni. I cambiamenti chimici avvenuti nel mantello nel corso del tempo sono una caratteristica comune sulla Terra perciò potrebbe essere possibile applicarvi gli stessi modelli geochimici per capire meglio quella parte di storia di Marte.
La stratificazione così varia del mantello in corrispondenza del vulcano Elysium Mons potrebbe essere stata causata dal peso dei suoi flussi di lava che hanno fatto sciogliere il mantello a temperature diverse. Un’altra ipotesi è che in particolari aree di Elysium Planitia flussi di lava siano colati da diverse parti del mantello. In ogni caso, si tratta di prove della storia geologica complessa di Marte nella quale è probabile che il peso dei vulcani sul mantello sia stato fondamentale.
Questi studi geologici di Marte sono interessanti dal punto di vista scientifico ma potrebbero avere anche conseguenze pratiche. Le maggiori somiglianze con la Terra rilevate significano anche maggiori risorse, a cominciare dai minerali da sfruttare, per una possibile colonia umana nel futuro.


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