Il possibile frammento di un pianeta scoperto in orbita attorno a una nana bianca

Concetto artistico di planetesimo in orbita attorno alla nana bianca SDSS J122859.93+104032.9 (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)
Concetto artistico di planetesimo in orbita attorno alla nana bianca SDSS J122859.93+104032.9 (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di quello che probabilmente è un frammento di pianeta che orbita attorno a una nana bianca. Un team di ricercatori guidato dall’Università britannica di Warwick che include due ricercatrici e un ricercatore dell’INAF ha usato il Gran Telescopio Canarias di La Palma per studiare il disco di detriti che circonda la nana bianca catalogata come SDSS J122859.93+104032.9 rilevando anomalie nelle linee di emissione che sono state interpretate come il risultato della presenza di quello che è stato definito un planetesimo che orbita attorno alla stella in circa due ore.

Le nane bianche costituiscono la fase finale della vita di stelle di massa piccola e media e ciò significa che è il destino che attende anche il Sole. Christopher Manser, il primo autore di questa ricerca, ha dichiarato che la nana bianca SDSS J122859.93+104032.9 ha una massa che è circa il 70% di quella del Sole mentre la stella progenitore doveva avere una massa più o meno doppia di quella del Sole.

I planetesimi in genere sono i blocchi che unendosi finiscono per formare i pianeti ma in questo caso sembra che si tratti di un frammento di un pianeta che probabilmente è stato fatto a pezzi nel corso dell’agonia della sua stella, che prima di diventare una nana bianca è passata attraverso la fase di gigante rossa.

Distante circa 410 anni luce dalla Terra, la nana bianca SDSS J122859.93+104032.9 è circondata da un disco di detriti formati dai resti di oggetti più grandi. Probabilmente milioni di anni fa quello era un sistema stellare con pianeti rocciosi che sono stati fatti a pezzi quando la stella si è espansa e non a caso l’analisi spettrale mostra tra le varie linee di emissione le “firme” di elementi come ferro, magnesio, silicio e ossigeno, i più comuni anche sulla Terra e in generale nei pianeti rocciosi.

Proprio l’analisi delle linee di emissioni ha portato i ricercatori a notare delle anomalie che sono state interpretate come un planetesimo che lascia una scia di gas. È la prima volta che un corpo celeste che orbita attorno a una nana bianca viene individuato usando questa tecnica.

La maggiore sorpresa è però arrivata dalla stima dell’orbita del corpo celeste scoperto dato che il suo anno dura solamente due ore e ciò significa che è molto vicino alla nana bianca. Solo un oggetto molto denso può stare in un’orbita del genere senza essere distrutto dalla potente gravità della nana bianca, che è piccola ma molto densa, perciò l’ipotesi più probabile è che sia composto di ferro o di ferro e nichel. Quel tipo di composizione suggerisce che si tratti del nucleo o di una parte del nucleo di un pianeta roccioso.

La stima delle dimensioni del planetesimo individuato è ancora molto rozza dato che va da un minimo di un chilometro a qualche centinaio di chilometri di diametro. In sostanza, potrebbe essere un asteroide rimasto dalla distruzione di un pianeta o un pianeta nano che costituiva il nucleo di una super-Terra i cui strati esterni più leggeri le sono stati strappati via dalla gravità della stella nel corso della fase di gigante rossa.

Questo planetesimo ha una sorta di coda di gas simile a quella di una cometa che crea un anello all’interno del disco di detriti, quello che ha permesso di individuarlo. È una situazione che potrebbe accadere nel sistema solare fra alcuni miliardi di anni, quando un pezzo del nucleo terrestre potrebbe sopravvivere alla morte del Sole.

Questa ricerca è interessante perché offre nuovi dettagli su ciò che può esistere in un sistema stellare dopo che la sua stella è diventata una nana bianca ma soprattutto perché offre una nuova possibilità per esplorare sistemi di quel tipo. Scoprire i resti di pianeti distrutti può aiutare a conoscere meglio quei sistemi offrendo anche possibili indizi su pianeti più lontani e forse ancora intatti.

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