
ESA/Herschel/Planck; J. D. Soler, MPIA)
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dei campi magnetici delle nubi molecolari per comprende la loro influenza nei processi che portano alla formazione stellare. L’astronomo Juan D. Soler del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor durante la sua missione e dal telescopio spaziale Herschel nel corso della Gould Belt Survey per indagare sulle caratteristiche del mezzo interstellare e in particolare sulle nubi molecolari. Lo studio è stato pubblicato nel 2019 ma altre immagini spettacolari sono state pubblicate dall’ESA di viste combinate di nubi molecolari.
Le nubi molecolari costituiscono le culle dove ci sono le condizioni per la formazione di nuove stelle. Per questo motivo vengono continuamente studiate con strumenti vecchi e nuovi, sempre più spesso combinando dati raccolti da strumenti diversi per ottenere visioni più complete dei processi in atto. La sonda spaziale Planck Surveyor dell’ESA può sembrare uno strumento improbabile per questo tipo di ricerca dato che i risultati più celebri ottenuti dalle sue rilevazioni sono mappe dell’universo primordiale, culminati con la mappa finale pubblicata quasi due anni fa. Tuttavia, la sua capacità di mappare campi magnetici può essere molto utile anche nello studio di nubi molecolari.
Il telescopio spaziale Herschel, anch’esso dell’ESA, è invece una scelta ovvia perché nel corso della sua missione è stato tra quelli usati anche per investigare sui processi in atto nelle nubi molecolari rivelando ad esempio i dettagli dei filamenti di materiali densi e il loro ruolo nei processi di formazione stellare. Questi filamenti si possono frammentare in grumi che alla fine collassano per formare stelle. I dati raccolti di Herschel sono stati utilizzati anche nella Gould Belt Survey, un’indagine con lo scopo di mappare le regioni di formazione stellare in un raggio di circa 1.600 anni luce. Sono stati utilizzate osservazioni a varie lunghezze d’onda ottenute da vari strumenti tra cui quelle tra l’infrarosso lontano e le lunghezze d’onda submillimetriche di Herschel.

Juan D. Soler ha usato i dati raccolti da Herschel per calcolare la densità delle nubi molecolari lungo la nostra linea di vista per indagare su come il mezzo interstellare interagisca con i campi magnetici che lo circondano. Il ruolo dei campi magnetici nella formazione stellare è stato teorizzato da molto tempo assieme ad altri fattori come la pressione del gas, turbolenze e gravità. Il problema erano le osservazioni limitate nelle nubi molecolari e attorno ad esse prima della missione Planck Surveyor.
La combinazione tra i dati di Planck Surveyor e Herschel ha fornito risultati importanti. Le immagini ottenute sono molto suggestive ma li mostrano solo in parte con le linee dei campi magnetici nelle nubi molecolari. Tutto l’insieme dei dati mostra come il mezzo interstellare interagisce con i campi magnetici che lo circondano. Juan D. Soler avverte che altri studi saranno necessari per capire pienamente i processi in atto. Nel frattempo, due missioni terminate nel 2013 stanno ancora fornendo nuovi risultati.

ESA/Herschel/Planck; J. D. Soler, MPIA)
