La sonda spaziale araba Hope è entrata nell’orbita di Marte

Infografica del viaggio della sonda spaziale Hope
Nella giornata di ieri la sonda spaziale araba Hope, o Al Amal, si è inserita correttamente nell’orbita del pianeta Marte. Lanciata il 20 luglio 2020, Hope ha tenuto acceso i suoi sei propulsori per 27 minuti per rallentare alla velocità necessaria a entrare in orbita, una manovra automatizzata che richiedeva precisione assoluta per evitare che la sonda superasse Marte o precipitasse sulla superficie marziana. Le luci del grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa a Dubai, sono state accese per festeggiare il successo della prima missione araba.

Al centro controllo missione Mohammed bin Rashid Space Centre, dopo la conferma dell’inserimento di Hope in orbita, sono cominciate le rilevazioni necessarie a stabilire con precisione le caratteristiche dell’orbita. A quel punto, sarà possibile procedere con alcune correzioni per ottenere l’altitudine e la posizione volute per compiere la missione scientifica. L’infografica (Cortesia Mohammed bin Rashid Space Centre. Tutti i diritti riservati) illustra il viaggio compiuto da Hope.

È fondamentale che la sonda spaziale Hope sia al sicuro in orbita e gli strumenti funzionino per poter cominciare la sua missione. L’altitudine prevista, tra i 20.000 e i 43.000 chilometri, è molto elevata rispetto a quella delle altre sonde spaziali marziane con una forma molto ellittica e permetterà osservazioni globali del pianeta rosso. Le osservazioni includeranno sempre circa metà Marte a prescindere dalla posizione di Hope.

Un’altra caratteristica unica dell’orbita scelta per la sonda spaziale Hope è che è vicina all’equatore marziano mentre la maggior parte delle sonde spaziali in orbita attorno al pianeta rosso passano sopra i poli. Questa scelta permetterà di osservare le varie aree di Marte a orari diversi.

La conferma dell’inserimento in orbita della sonda spaziale Hope è stato accolto con comprensibile gioia al centro controllo missione al Mohammed bin Rashid Space Centre. Per gli Emirati è un grande successo, anche perché la maggioranza del team è composto da persone sotto i 35 anni, incluse molte donne. Questa missione è vista anche come un modo per ispirare il futuro degli Emirati e la possibilità di collaborare con le agenzie spaziali che hanno fatto la storia anche delle missioni marziane potrebbe avere un notevole effetto.

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