
Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla protostella massiccia Cep A HW2 e in particolare sui getti di materiali da essa espulsi. Un team di ricercatori ha utilizato il VLA per catturare le migliore immagini ottenute finora di una protostella che alla fine della sua formazione sarà probabilmente circa 10 volte più massiccia del Sole. I dettagli dei getti espulsi indicano che hanno un’origine vicina alla stella che ha un ampio angolo per poi assottigliarsi quando la distanza aumenta, un processo chiamato collimazione. In protostelle di massa inferiore la collimazione dei getti avviene molto più vicino alla loro superficie. Capire il motivo di questa differenza aiuterà a capire meglio i processi di formazione stellare.
Nel corso della formazione di una stella, la fase di accrescimento include vari processi che non sono ancora ben compresi. Ad esempio, getti di materiali vengono espulsi dai poli di una protostella e gli astronomi stanno cercando di capire i processi dietro alla loro formazione. Probabilmente c’entra il campo magnetico della protostella ma i dati non sono sufficienti per ottenere prove di ciò che sta avvenendo. Sono getti utili a ridurre il momento angolare della protostella e impedire che la sua rotazione raggiunga velocità tali da espellere gli strati esterni.
Cep A HW2 è una protostella distante circa 2.300 anni luce dalla Terra, una distanza relativamente ridotta anche pensando ad altre protostelle massicce, molto più lontane e quindi ben più difficili da studiare nei dettagli. Il VLA (Very Large Array, formalmente Very Large Array) con i 27 radiotelescopi che lo compongono, ha permesso di ottenere i migliori dettagli relativi a una protostella di massa decisamente superiore a quella del Sole. Si tratta di osservazioni utilissime perché hanno fornito la prima vista della porzione di un getto emesso da Cep A HW2 più vicino alla sua superficie. Si tratta di una porzione che ha una lunghezza paragonabile al diametro del sistema solare ma ci è voluto uno strumento di notevole potenza per riuscire a osservarlo.
I risultati sono stati molto interessanti e anche sorprendenti. Il getto osservato ha un’origine che ha un ampio angolo e la collimazione avviene a una distanza notevole, paragonabile a quella di Urano o Nettuno dal Sole. In protostelle meno massicce, la collimazione avviene molto più vicino alla superficie, una differenza che richiede spiegazioni che potrebbero essere molto utili a capire quei processi.
L’immagine in basso (Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF) mostra un concetto artistico della protostella Cep A HW2 circondata da un disco di accrescimento e di un getto che nasce con un ampio angolo per poi collimare in un getto molto più sottile.
Secondo i ricercatori, ci sono due possibilità per spiegare le differenze riscontrate rispetto a protostelle meno massicce. Una possibilità è che il meccanismo esista in tutte le protostelle ma che la distanza della collimazione dipenda dalla massa. L’altra possibilità è che le protostelle massicce producano getti con un ampio angolo e che la collimazione avvenga quando ci sono le condizioni fisiche attorno ad essa.
Riuscire a ottenere osservazioni di elevata qualità di altre protostelle massicce e in particolare dei loro getti aiuterebbe a capire quale meccanismo è in atto in quel caso. Una risposta aiuterebbe a capire meglio i processi di formazione stellare, in questo caso riguardo alla possibile influenza della massa della protostella su tali processi.

