L’esopianeta LTT 9779 b è il più grande specchio dell’universo

Concetto artistico dell'esopianeta LTT 9779 b e della sua stella (Immagine cortesia Ricardo Ramírez Reyes (Universidad de Chile)
Concetto artistico dell’esopianeta LTT 9779 b e della sua stella (Immagine cortesia Ricardo Ramírez Reyes (Universidad de Chile)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sull’esopianeta LTT 9779 b, un nettuniano ultracaldo che è stato definito come il più grande specchio dell’universo perché riflette circa l’80% della luce che riceve dalla sua stella. Un team di ricercatori che include Gaetano Scandariato dell’INAF Osservatorio Astrofisico di Catania ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA per studiare LTT 9779 b. Hanno potuto calcolare quella che tecnicamente si chiama albedo, la quantità di luce che riflette, in questo caso a livelli eccezionali. La conclusione è che un’albedo così estrema sia dovuta a nubi di metalli riflettenti.

Distante poco più di 260 anni luce dalla Terra, l’esopianeta LTT 9779 b ha dimensioni un po’ più grandi di quelle di Nettuno ma è molto vicino alla sua stella, che ha dimensioni e massa molto simili a quelle del Sole. Scoperto nel 2020 grazie al telescopio spaziale TESS della NASA, è già stato oggetto di alcuni studi ma ci è voluto il telescopio spaziale CHEOPS, lanciato il 18 dicembre 2019 proprio per studiare le caratteristiche di esopianeti già conosciuti in studi mirati, per capirne l’unicità.

L’albedo del pianeta Venere è considerata straordinaria perché le sue spesse nubi riflettono il 75% della luce solare. Normalmente, un pianeta riflette una percentuale nettamente inferiore della luce che riceve dalla sua stella: ad esempio, la Terra ne riflette circa il 30%.

Generalmente, temperature molto elevate fanno evaporare i composti presenti nell’atmosfera di un pianeta e a una temperatura stimata attorno ai 2000° Celsius sul lato diurno dell’esopianeta LTT 9779 b perfino i metalli dovrebbero evaporare. A una distanza dalla sua stella ridotta al punto che il suo anno dura 19 ore, ci si aspetterebbe che l’atmosfera sia stata spazzata via dalle radiazioni stellari. Tuttavia, una concentrazione anomala di elementi pesanti può aver portato a fenomeni di condensazione, una sorta di sauna in cui metalli sono presenti in quantità tale da saturare l’atmosfera causandone la condensazione.

Nubi ricche di metalli che si sono formati in condizioni decisamente fuori dal normale possono aver mantenuto l’atmosfera dell’esopianeta LTT 9779 b. I dati raccolti dai telescopi spaziali CHEOPS e TESS con l’aggiunta di altri dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer della NASA indicano che quelle nubi sono formate soprattutto da silicati con quantità significative di titanio e di altri metalli.

La composizione unica di quelle nubi può aver portato a un’albedo straordinaria con l’80% della luce stellare riflessa. Per misurarla, il telescopio spaziale CHEOPS ha sfruttato quella che viene chiamata in gergo eclissi secondaria, quando un esopianeta si sposta dietro la sua stella e finché non riappare dal lato opposto la sua luminosità non viene più misurata.

L’esopianeta LTT 9779 b era già considerato interessante perché scoperto in quello che viene chiamato deserto nettuniano perché si tratta di un’area vicina a una stella in cui raramente vengono trovati pianeti con una massa simile a quella di Nettuno. Il fatto che non abbia perso la sua atmosfera e la curiosa composizione metallica di quell’atmosfera e delle sue nubi ne fanno quello che l’ESA ha definito il più grande specchio dell’universo e ciò lo rende ancor più interessante. È un pianeta che non dovrebbe esistere e le sue caratteristiche lo rendono un obiettivo ideale per altri studi mirati con altri strumenti in grado di osservarlo in altre bande dello spettro elettromagnetico per capire meglio le ragioni della sua unicità.

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