Massimo Luciani

La formazione Stimson su Marte (Immagine NASA/Caltech-JPL/MSSS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” riporta la rilevazione di campioni ricchi di carbonio-12, che sulla Terra è associato a processi biologici, nel cratere Gale su Marte da parte del Mars Rover Curiosity della NASA. Un team di ricercatori ha utilizzato lo strumento TLS, parte del mini-laboratorio SAM di Curiosity, per analizzare i campioni anche per quanto riguarda la quantità di isotopi. Il risultato è una presenza in alcuni campioni di carbonio-13 limitata rispetto a quella rilevabile nell’atmosfera e nelle meteoriti marziane. Sulla Terra un risultato del genere indica che il campione è stato prodotto da qualche processo biologico. Tuttavia, i ricercatori hanno offerto anche spiegazioni alternative connesse a processi non biologici.

Un'immagine composita dell'area centrale della Shapley Concentration nel superammasso di Shapley.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta le osservazioni di un’interazione all’interno del superammasso di Shapley, una delle più grandi strutture conosciute nell’universo, con collisioni tra galassie al suo interno. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato in particolare osservazioni condotte con tre radiotelescopi: l’australiano ASKAP, il sudafricano MeerKat e l’indiano GMRT. Quei dati sono stati completati con osservazioni a frequenze ottiche condotte con il VST in Cile e ai raggi X con il telescopio spaziale XMM-Newton della NASA. I processi di fusione galattica stanno avvenendo tra grouppi relativamente piccoli ma offrono informazioni sulle conseguenze a varie scale, con influenze anche su grandi strutture di ammassi galattici.

Concetto artistico dell'esopianeta Wasp-103b e della sua stella (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dell’esopianeta Wasp-103b che offre le prove della sua forma ovale. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA per avere la precisione necessaria per valutare la forma anomala di questo gigante gassoso. Essa è dovuta alle potenti forze mareali della sua stella, un po’ più grande e massicca del Sole, su questo pianeta a causa della loro vicinanza. Infatti, Wasp-103b è così vicino alla sua stella che il suo anno dura un po’ meno di un giorno terrestre.

Concetto artistico dell'esopianeta Kepler-1708 b e della sua luna (Immagine cortesia Helena Valenzuela Widerström)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di una candidata esoluna che è stata catalogata come Kepler-1708 b-i. Un team di ricercatori guidato da David Kipping della Columbia University ha analizzato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA con lo specifico scopo di cercare possibili lune attorno agli esopianeti scoperti grazie a Kepler. Il gigante gassoso Kepler-1708 b, delle dimensioni di Giove, ha un segnale che indica la possibile presenza di una luna che sarebbe un po’ più piccola del pianeta Nettuno.

Il polo nord di Giove con otto cicloni che circondano un ciclone centrale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Physics” descrive similitudini tra i cicloni presenti ai poli del pianeta Giove e i vortici esistenti negli oceani terrestri. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ha usato immagini catturate dalla sonda spaziale Juno della NASA dei cicloni gioviani per studiarli, confrontarli con analoghi fenomeni oceanici e descriverli applicando la fluidodinamica geofisica. La conclusione è che anche i cicloni gioviani sono prodotti e continuano la loro esistenza grazie a fenomeni di convezione che portano masse di gas caldo a salire verso l’alto per poi raffreddarsi e scendere nuovamente negli strati più profondi dell’atmosfera gioviana.