Massimo Luciani

HBC 672 vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, and STScI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta osservazioni ripetute in momenti diversi con il telescopio spaziale Hubble della stella HBC 672 e del movimento dell’ombra proiettata dal suo disco protoplanetario su una nube interstellare. Un team di ricercatori guidato da Klaus Pontoppidan dello Space Telescope Science Institute (STScI) ha confrontato le posizioni dell’ombra nel corso di 13 mesi notandone il movimento, che ha un effetto visivo simile a un battito d’ali dato che la sua forma le richiama al punto che la stella e il suo disco protoplanetario sono stati soprannominati Ombra del Pipistrello. Potrebbe trattarsi di un pianeta che si sta formando e che sta distorcendo il disco.

Rappresentazione artistica dell'evento GW190814

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’origine delle onde gravitazionali rilevate nell’evento catalogato come GW190814 avvenuto il 14 agosto 2019 in cui un buco nero con una massa circa 23 volte quella del Sole si è fuso con un oggetto con una massa circa 2,6 volte quella del Sole la cui natura è incerta. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO e Virgo hanno analizzato i dati rilevati dalla rete di interferometri che hanno registrato le onde gravitazionali emesse da quell’evento. Il problema è che la massa dell’oggetto meno massiccio è all’interno di un intervallo in cui non è al momento possibile dire se un oggetto compatto sia una stella di neutroni o un buco nero.

Concetto artistico di due buchi neri supermassicci al centro di una galassia

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su oltre 2.000 nuclei galattici attivi tra i quali alcuni potrebbero avere due buchi neri supermassicci. Un team di ricercatori guidato da Pablo Peñil, studente post-doc all’Università Complutense di Madrid, in Spagna, ha analizzato i dati raccolti in nove anni di osservazioni dal telescopio spaziale Fermi della NASA per individuare emissioni di raggi gamma che si ripetono ogni due anni e potrebbero indicare l’interazione di due buchi neri supermassicci. 11 tra le galassie esaminate hanno nuclei con questo tipo di emissioni mentre altre 13 mostrano accenni di quel tipo di emissioni e richiedono ulteriori osservazioni per verificarne la natura.

Il cielo ai raggi X visto da eROSITA

Il Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha pubblicato una mappa dell’universo a raggi X ottenuta grazie allo strumento eROSITA, che l’istituto ha costruito per il telescopio spaziale Spektr-RG. Questa mappa include circa un milione di oggetti relativi alla parte calda ed energetica dell’universo. Ha una profondità circa 4 volte maggiore rispetto alla mappa precedente di questo tipo e contiene circa 10 volte il numero di fonti energetiche, l’equivalente di quelle scoperte da tutti i telescopi per i raggi X messi assieme in oltre mezzo secolo di osservazioni. Sono stati necessari circa sei mesi perché eROSITA concludesse quest’indagine, che è solo la prima delle otto previste nel corso di circa quattro anni che offriranno informazioni che probabilmente verranno utilizzate per decenni.

NGC 6302 vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, and J. Kastner (RIT))

Un articolo sulla rivista “Galaxies” riporta uno studio delle nebulose planetarie NGC 6302, conosciuta anche come Nebulosa Farfalla per la sua forma, e NGC 7027. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble in osservazioni a lunghezze d’onda multiple per offrire le viste più complete mai ottenute di queste due nebulose planetarie. Entrambe erano già state studiate con Hubble e molti altri strumenti nel passato ma lo strumento Wide Field Camera 3 ha permesso di ottenere maggiori dettagli che significano maggiori informazioni scientifiche sui processi in atto e immagini ancor più spettacolari.