Massimo Luciani

Il cargo spaziale Dragon decolla per la sua missione CRS-20 su un razzo Falcon 9 (Foto NASA)

Poche ore fa la navicella spaziale SpaceX Dragon è partita su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral nella missione CRS-20 (Cargo Resupply Service 20), indicata anche come SpX-20. Dopo poco più di dieci minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Si tratta della ventesima missione di invio della navicella spaziale Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale con vari carichi con il successivo ritorno sulla Terra, anche in questo caso con vari carichi. È l’ultima missione per questa versione della Dragon, che dalla prossima sarà sostituita dalla Dragon 2.

Concetto artistico di due nane bianche che si scontrano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una nana bianca fuori dal normale catalogata come WD J055134.612+413531.09, abbreviato in WD J0551+4135. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Warwick ha esaminato le caratteristiche di questa nana bianca usando dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia e dell’ESA e dal Telescopio William Herschel concludendo che la particolare composizione chimica della sua atmosfera indica che si tratta del risultato della fusione di due nane bianche di massa media. WD J0551+4135 ha una massa leggermente superiore a quella del Sole, notevole per quel tipo di oggetto al punto da essere definita una nana bianca ultramassiccia. Se avesse una massa un po’ superiore probabilmente sarebbe esplosa in una supernova in seguito alla fusione.

Concetto artistico dell'esopianeta K2-18b (Immagine cortesia Amanda Smith)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulle potenziali condizioni di abitabilità dell’esopianeta K2-18b. Un team dell’Università britannica di Cambridge guidato da Nikku Madhusudhan ha condotto una serie di simulazioni basate sui possibili valori di massa, dimensioni e dati sull’atmosfera disponibili su di esso per creare vari modelli compatibili con le osservazioni. Secondo le conclusioni, in certe condizioni sulla sua superficie potrebbe esserci acqua liquida.

La regione dell'esplosione nel superammasso di Ofiuco

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’osservazione di quella che è stata definita la più grande esplosione scoperta nell’universo dopo il Big Bang e causata dal buco nero supermassiccio nella galassia al centro del superammasso di Ofiuco. Un team di astronomi guidato da Simona Giacintucci del Naval Research Laboratory ha combinato osservazioni condotte ai raggi X con i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e Chandra della NASA con quelle allea frequenze radio condotte con i radiotelescopi Murchison Widefield Array (MWA) e Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) per mappare la cavità generata da quell’evento cataclismico, grande circa 15 volte la Via Lattea.