Massimo Luciani

Un panorama stellare tra le regioni Cepheus C e Cepheus B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di un’area contenente una serie di ammassi stellari che hanno un’origine comune anche se la loro formazione ha avuto tempi un po’ diversi nelle varie regioni. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Spitzer e l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per esaminare i tanti oggetti diversi presenti tra le regioni conosciute come Cepheus C e Cepheus B e mappare l’ammasso chiamato Cep OB3b.

Concetto artistico dell'esopianeta NGTS4b e della sua stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di un esopianeta che appartiene alla classe dei mini-Nettuno in un’orbita vicina alla sua stella, dove un pianeta di quel tipo non dovrebbe esistere, tanto che viene chiamata deserto nettuniano. Un team di astronomi coordinato dall’Università di Warwick ha usato l’array di telescopi Next-Generation Transit Survey (NGTS) in Cile per individuare l’esopianeta, che di conseguenza è stato catalogato come NGTS-4b. Potrebbe essersi avvicinato alla sua stella oppure in origine era più grande ma parte della sua atmosfera è stata consumata dalla radiazione stellare.

Il meteorite Nakhla (Foto NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geochimica & Cosmochimica Acta” riporta le prove che sul pianeta Marte sono esistite sorgenti idrotermali e un’atmosfera ben più densa di quella attuale fino a poco più di un miliardo di anni fa. Un team di ricercatori guidato dal geologo planetario Nicola Mari dell’Università di Glasgow ha studiato 5 delle 20 meteoriti marziane del gruppo delle nakhiliti identificate sulla Terra analizzando in particolare gli isotopi di zolfo trovando tracce di sorgenti idrotermali e di un’atmosfera densa fino a circa 1,3 miliardi di anni fa. Un ambiente in grado di sostenere forme di vita simili a quelle terrestri esisteva ancora a quell’epoca, oltre due miliardi più tardi di quanto si pensasse.

Eruzione solare (Immagine SDO/NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di una gigantesca espulsione di massa coronale, un’enorme eruzione stellare in cui una quantità enorme di materiali viene emessa, da parte della stella HR 9024. Un team di ricercatori guidato da Costanza Argiroffi dell’Università di Palermo e associata INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per trovare le tracce dell’espulsione di una massa che è circa diecimila volte superiore a quella degli eventi analoghi più potenti generati dal Sole.

Le differenze tra le due facce della Luna potrebbero essere dovute all'impatto di un pianeta nano

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” riporta i risultati di simulazioni al computer generate per spiegare l’asimmetria delle due facce della Luna. Un team di ricercatori ha usato i dati della missione GRAIL della NASA come riferimento per cercare di riprodurre la situazione della Luna concludendo che la migliore spiegazione deriva dalla simulazione dell’impatto di un pianeta nano del diametro di circa 780 chilometri sulla faccia della Luna oggi rivolta verso la Terra a circa 22.500 km/h.