Massimo Luciani

La sonda spaziale Hayabusa 2 ha generato un cratere sull'asteroide Ryugu

Poche ore fa la sonda spaziale giapponese Hayabusa 2 ha generato un cratere sull’asteroide Ryugu, un’operazione che ha lo scopo di rimuovere materiali dalla superficie per poter prelevare campioni di materiali del sottosuolo che non hanno subito alterazioni dall’esposizione all’ambiente spaziale. Il sistema chiamato Small Carry-on Impactor (SCI) ha lanciato un proiettile di rame da 2,5 kg che è stato sparato sulla superficie da un sistema esplosivo. Fra un paio di settimana Hayabusa 2 dovrebbe tornare sul luogo per prelevare campioni dei detriti.

Il cargo spaziale Progress MS-11 mentre si avvicina alla Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale Progress MS-11 è decollata su un razzo vettore Soyuz 2.1a dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo circa nove minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta ultra-veloce nella missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale indicata anche come Progress 72 o 72P. Dopo quasi 3 ore e mezza ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale attraccando al modulo Pirs.

Una conferma indipendente di un picco di metano su Marte

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta una conferma indipendente della rilevazione di un picco di metano sul pianeta Marte, a est del cratere Gale, dove sta operando il Mars Rover Curiosity della NASA, che aveva anch’esso rilevato la presenza di metano. Un team di ricercatori guidato da Marco Giuranna dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha però usato misurazioni dello strumento PFS della sonda spaziale Mars Express dell’ESA per trovare metano. Rilevazioni indipendenti compiute in orbita e al suolo con strumenti ben diversi sono fondamentali nella ricerca perché il metano può essere prodotto da processi biologici ma anche da processi geologici.

Una nube molecolare gigante in cui si stanno formando stelle massicce studiata con il telescopio volante SOFIA

Il telescopio volante SOFIA è stato usato per studiare una nube molecolare gigante che costituisce un’area di formazione stellare catalogata come W51 allo scopo di analizzare le stelle neonate o ancora in formazione al suo interno. I ricercatori hanno combinato le osservazioni compiute con SOFIA con quelle effettuate nel corso del tempo con i telescopi spaziali Spitzer e Herschel della NASA per ottenere informazioni più complete su quelle stelle. C’era un particolare interesse su quelle massicce e una sembra davvero enorme, con una massa stimata a circa cento volte quella del Sole. Se quella stima verrà confermata da osservazioni mirate si tratta di una delle più massicce stelle in formazione nella Via Lattea.

Un canale fluviale fossile su Marte (Immagine NASA/JPL/Univ. Arizona/UChicago)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di una ricerca sugli antichi fiumi che esistevano sul pianeta Marte che portano a ritenere che siano esistiti fino a meno di un miliardo di anni fa. Un team di ricercatori coordinati dall’Università di Chicago ha catalogato oltre 200 antichi fiumi analizzando modelli e fotografie che mostrano le tracce dei loro letti per ottenere una conclusione che va contro ciò che gli scienziati che hanno studiato il pianeta rosso pensano in genere, cioè che fiumi e precipitazioni siano scomparsi oltre 3 miliardi di anni fa.