Massimo Luciani

Supernove e acqua nei pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di una serie di simulazioni al computer condotte per comprendere meglio i meccanismi di formazione dei pianeti rocciosi. Un team di ricercatori ha concluso che probabilmente esistono due tipi di sistemi planetari: quelli simili al sistema solare, i cui pianeti contengono relativamente poca acqua, e quelli in cui ci sono soprattutto i cosiddetti pianeti oceano. La differenza potrebbe essere stata causata dalla presenza di una stella massiccia nelle vicinanze che ha espulso materiali radioattivi che hanno asciugato almeno parzialmente i pianeti. Ciò avrebbe portato all’emergere di un clima temperato sulla Terra.

L'ombra del Mars Rover Opportunity nel 2004 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

La NASA ha annunciato di aver terminato le possibilità esistenti per ristabilire i contatti con il suo Mars Rover Opportunity e di conseguenza ha dichiarato terminata la sua missione. Oppy, come viene chiamato affettuosamente, aveva interrotto le comunicazioni dopo il 10 giugno 2018 in seguito alla tempesta globale che aveva coperto il pianeta Marte con una coltre di polveri che gli ha impedito di ottenere energia dai suoi pannelli solari. Questa missione straordinaria si conclude in questo modo triste perché causato da una causa esterna dopo oltre 15 anni terrestri in cui ha raccolto un’enorme quantità di informazioni su Marte.

Il disco che circonda la stella Orion Source I e la nube molecolare di Orione I (Immagine ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NRAO/AUI/NSF; Gemini Observatory/AURA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta della presenza di sali e in particolare del comune sale da cucina, nel disco protoplanetario che circonda la giovane stella Orion Source I. Un team di astronomi ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le “firme chimiche” che indicano la presenza di una serie di molecole tra cui due sali. In particolare il cloruro di sodio sembra costituire una notevole parte del disco dato che la massa stimata è attorno al miliardo di miliardi di tonnellare, più o meno equivalente all’acqua degli oceani terrestri.

La forma di Ultima Thule è perfino più strana del previsto

La NASA e il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory hanno pubblicato nuove immagini dell’oggetto della fascia di Kuiper catalogato come 2014 MU69 e soprannominato Ultima Thule assieme ad animazioni che mostrano nuovi dettagli della sua forma. Una sequenza di 14 immagini catturate dalla sonda spaziale New Horizons durante il volo ravvicinato del Capodanno 2019 mostra che i due lobi di quest’oggetto non sono vagamente sferici come sembrava ma in particolare quello più grande è decisamente appiattito, al punto che è stato paragonato a un pancake, e non è chiaro come mai abbia quella forma.

Una stella nascente in una bolla gigante nella Grande Nube di Magellano

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di un getto di materiali proveniente da una giovane stella massiccia in un’area chiamata LHA 120-N 180B, o semplicemente N180 B, una regione di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Anna McLeod ha usato lo strumento MUSE installato sul VLT in Cile per studiare l’area e in particolare il getto catalogato come HH 1177, il primo di questo tipo rilevato alla luce visibile all’esterno della Via Lattea.