Massimo Luciani

Viste della navicella spaziale Crew Dragon Freedom mentre attracca alla Stazione Spaziale Internazionale nella missione Crew-12 (Immagine NASA+)

Poche ore fa la navicella spaziale Crew Dragon Freedom di SpaceX è attraccata al modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale compiendo la prima parte della sua missione Crew-12 o SpaceX Crew-12 iniziata con il suo lancio avvenuto circa 34 ore prima. Dopo le verifiche che la pressione sia stata correttamente equilibrata, il portello è stato aperto per permettere ad Andrey Fedyaev, Jack Hathaway, Jessica Meir e Sophie Adenot di entrare nella Stazione e cominciare la loro missione.

L'equipaggio della missione Crew-12: Andrey Fedyaev, Jack Hathaway, Jessica Meir e Sophie Adenot.

Poco fa la navicella spaziale SpaceX Crew Dragon Freedom è partita su un razzo vettore Falcon 9 dal Kennedy Space Center nella missione Crew-12 o SpaceX Crew-12. Dopo quasi esattamente dieci minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta per compiere la sua missione. Si tratta della dodicesima missione della navicella spaziale Crew Dragon con astronauti a bordo all’interno della normale rotazione dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale.

La navicella spaziale Menghzou all'ammaraggio (Foto cortesia Wang Heng/Xinhua)

Nella giornata di ieri, è avvenuto un test di volo suborbitale della navicella spaziale cinese Menghzou, lanciata sul primo stadio del razzo vettore Long March 10 dal sito di Wenchang. Il razzo ha condotto un proprio test, durato quasi 8 minuti, con un ammaraggio controllato, come parte dello sviluppo di un sistema di lancio riutilizzabile. Alla fine del test anche la Menghzou ha condotto un ammaraggio ma nel suo caso c’è stato anche il recupero, dato che la capsula è progettata per trasportare taikonauti ed essere anch’essa riutilizzabile. Si è trattato di test importanti perché il loro successo costituisce un passo in avanti verso le missioni lunari cinesi con equipaggio.

La galassia MoM-z14 fotografata dallo strumento NIRCam (Near-Infrared Camera) del telescopio spaziale James Webb con un'immagine dal cosiddetto COSMOS Legacy Field sullo sfondo.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Open Journal of Astrophysics” riporta le prove che la galassia MoM-z14 è la più lontana conosciuta finora. Un team di ricercatori guidato dal Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha usato il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine chiamata “Mirage or Miracle” (MoM), in cui lo strumento NIRSpec è stato utilizzato per verificare la natura di galassie molto luminose e potenzialmente molto lontane osservate nelle immagini catturate dallo strumento NIRCam. I risultati confermano che vediamo MoM-z14 com’era circa 280 milioni di anni dopo il Big Bang, una nuova conferma che già all’epoca c’erano galassie molto attive.

Un grafico con la zona abitabile conservativa illustrata dalla fascia arancione ed ellissi che illustrano la fascia abitabile estesa proposta da questo studio.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla zona abitabile che va oltre quella chiamata conservativa perché basata su premesse rigide. L’astrofisico Amri Wandel dell’Università ebraica di Gerusalemme si è concentrato sull’esame delle condizioni esistenti in sistemi di stelle di piccola massa, le nane arancioni, di classe K, e le nane rosse, di classe M. Lo studio ha considerato in particolare i pianeti in rotazione sincrona con le loro stelle.

Amri Wandel ha condotto un’analisi condotta utilizzando modelli climatici in cui viene considerato il trasporto globale del calore, dell’effetto serra e dell’albedo. Tutto ciò l’ha portato a concludere che queste stelle possono ospitare pianeti potenzialmente abitabili da forme di vita simili a quelle terrestri che orbitano fuori dalla zona abitabile conservativa.