Massimo Luciani

Giove visto dal telescopio Subaru (Foto NAOJ/NASA/JPL-Caltech)

Due telescopi delle Hawaii sono stati utilizzati per nuove osservazioni del pianeta Giove e in particolare della sua celebre Grande Macchia Rossa. Esse sono state condotte per supportare la missione della sonda spaziale Juno della NASA, che il 10 luglio sorvolerà proprio la gigantesca tempesta gioviana. Il telescopio Gemini Nord è stato usato con speciali filtri all’infrarosso vicino per fruttare specifici colori che possono penetrare l’atmosfera superiore e le nuvole di Giove. Lo strumento COMICS del telescopio Subaru è stato usato con filtri per gli infrarossi medi.

Il sistema IRAS 04191+1523 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Lee et al., ESA/Herschel/PACS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive uno studio del sistema IRAS 04191+1523, composto da due stelle neonate di piccola massa. Un team di astronomi guidato da Jeong-Eun Lee della Kyung Hee University, in Corea del Sud, ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per capire come si formano coppie di piccole stelle. La scoperta che gli assi di rotazione delle stelle sono disallineati li ha portati a concludere che una turbolenza ha causato la frammentazione della nube di gas da cui sono nate.

Betelgeuse vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. O’Gorman/P. Kervella)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive uno studio della stella Betelgeuse condotto usando il radiotelescopio ALMA. Questo straordinario strumento ha studiato per la prima volta la superficie di una stella per ottenere le immagini alla risoluzione più elevata mai ottenuta di Betelgeuse. Ciò ha permesso di ottenere nuovi dati sulla sua atmosfera e sulle sue asimmetrie che aiuteranno a capire meglio le supergiganti rosse nelle fasi che precedono le supernove.

Rappresentazione artistica dei buchi neri supermassicci nella galassia 0402+379 (Immagine Josh Valenzuela/University of New Mexico)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta della prima coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro al centro della galassia che li ospita, chiamata 0402+379. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio Very Long Baseline Array (VLBA) per individuare i due buchi neri a circa 750 milioni di anni luce dalla Terra. La loro massa combinata è di circa 15 miliardi di volte quella del Sole.