Astronomia / astrofisica

Rappresentazione artistica della Stella di Barnard con un pianeta roccioso investito da un brillamento con una componente di raggi X

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sul potenziale impatto dell’attività di una nana rossa di parecchi miliardi di anni di età come la Stella di Barnard sulla potenziale abitabilità dei suoi pianeti. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e il telescopio spaziale Hubble per tenere d’occhio la Stella di Barnard e i suoi brillamenti osservandone uno ai raggi X nel giugno 2019 e due agli ultravioletti nel marzo 2019. In sostanza, anche se con il passare del tempo una nana rossa diventa più quieta, i suoi brillamenti possono ancora erodere l’atmosfera di un pianeta roccioso.

Due galassie polverose individuate da ALMA (B. Saxton NRAO/AUI/NSF, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ALPINE team)

Otto articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano altrettanti studi legati al progetto ALPINE (ALMA Large Program to Investigate C+ at Early Times), condotto utilizzando il radiotelescopio ALMA in 70 ore di osservazioni agli infrarossi lontani di 118 galassie nell’universo primordiale. I ricercatori che hanno condotto i vari studi, tra i quali anche alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno scoperto tra le altre cose galassie più mature che primordiali, nel senso che contengono una quantità significativa di polveri e metalli, una situazione che si trova in galassie nelle quali molte stelle sono già state prodotte e sono esplose in supernove. Si tratta di una conferma che i primi casi di galassie già mature quando l’universo era ancora giovane non erano isolati.

Il cratere triplo di Noachis Terra (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato fotografie scattate dalla macchina fotografica HRSC (High Resolution Stereo Camera) della sua sonda spaziale Mars Express di un cratere triplo nella regione di Noachis Terra sul pianeta Marte. Quella regione ha dato il nome all’era noachiana in cui, tra circa 3,7 e 4,1 miliardi di anni fa, il pianeta rosso venne colpito da un numero particolarmente grande di meteoriti e Noachis Terra è piena dei crateri ancora esistenti. Un cratere triplo con una sovrapposizione che indica tre impatti molto vicini è interessante non solo come curiosità ma anche per la storia geologica che può raccontare assieme ad altri della stessa regione.

I punti dei vari atterraggi compiuti dal lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta una ricostruzione della traiettoria del lander Philae della missione Rosetta dell’ESA nel suo atterraggio sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori ha esaminato i dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta e dal lander Philae per scoprire dove quest’ultimo aveva compiuto il secondo rimbalzo sulla cometa, che venne seguito da ulteriori rimabalzi prima di poggiarsi definitivamente. Lo studio ha anche mostrato che i materiali colpiti contengono un’abbondante quantità di ghiaccio soffice come neve appena posata, al punto da essere definito più soffice della schiuma di un cappuccino.

La luna, l'acqua e il telescopio volante SOFIA

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano altrettanti studi sulla presenza d’acqua sulla Luna. Un team di ricercatori ha usato il telescopio volante SOFIA per trovare le prove dirette della presenza di molecole d’acqua anche in regioni diverse da quelle polari. Un altro team ha esaminato le cosiddette trappole a freddo, regioni nell’ombra sulla superficie lunare dove c’è un buio perenne che può permettere la presenza di ghiaccio d’acqua, mappandone la distribuzione. Alla fine, la quantità d’acqua presente sulla Luna potrebbe essere di gran lunga superiore a quella conosciuta da precedenti ricerche. Tuttavia, ci sono ancora varie domande, a cominciare dalla possibilità che sia in parte presente in perline di vetro e quindi non immediatamente utilizzabile in missioni spaziali.