Astronomia / astrofisica

GW Orionis visto da ALMA e SPHERE (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ESO/Exeter/Kraus et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta una ricerca sulle caratteristiche del disco circumstellare del sistema di GW Orionis, o GW Ori, deformato dall’azione delle tre stelle che lo formano. Un team di ricercatori ha usato gli strumenti AMBER e successivamente GRAVITY e SPHERE montati sul VLTI dell’ESO e il radiotelescopio ALMA per osservare le deformazioni del disco e i tre anelli in cui è diviso, i quali sono disallineati. L’anello interno è formato da quantità di materiali stimata in una massa circa 30 volte quella della Terra perciò potrebbero formarsi pianeti. L’obiettivo degli studi di questo sistema triplo è capire se nei suoi anelli possano formarsi pianeti con orbite stabili, un passo avanti per capire questo tipo di processi in sistemi doppi o multipli.

Concetto artistico di due buchi neri che stanno per fondersi (Immagine cortesia Mark Myers, ARC Centre of Excellence for Gravitational Wave Discovery (OzGrav))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano vari aspetti di un’analisi dei dati raccolti dalle collaborazioni LIGO e Virgo sulla fusione tra due buchi neri di cui sono state rilevate le onde gravitazionali nell’evento catalogato come GW190521. I due buchi neri coinvolti avevano masse fuori dal normale, stimate in 66 e 85 volte quella del Sole, per una massa totale di circa 150-151 volte quella del Sole. Il buco nero prodotto ha una massa stimata in 142 volte quella del Sole, il che significa che circa 9 masse solari sono state trasformate in energia durante quell’evento per formare un buco nero di massa intermedia, il primo osservato alla nascita.

Concetto artistico di flussi di gas attratti da una protostella (Immagine cortesia A. Mark Garlick )

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di osservazioni del giovanissimo sistema di TW Hydrae nel quale per la prima volta sono state osservate direttamente le colonne di materiali che contribuiscono alla formazione di nuove stelle. Un team di ricercatori parte della collaborazione GRAVITY che gestisce lo strumento con quel nome montato sul VLTI dell’ESO in Cile l’ha usato per ottenere i migliori dettagli di sempre nello studio di TW Hydrae. Questa stella deve ancora completare la sua formazione perciò queste osservazioni forniscono nuovi dettagli su quei processi.

La galassia TXS 0128+554 vista dal VLBA a varie frequenze (Immagine Lister, et al.; Sophia Dagnello, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio della galassia TXS 0128+554 e in particolare dei getti di particelle emessi dal buco nero supermassiccio al suo centro che formano due lobi i quali risultano avere età diverse. Un team di ricercatori guidato da Matthew Lister della Purdue University ha usato il Very Long Baseline Array (VLBA) e l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per osservare i getti di materiali e le emissioni di raggi gamma. La conclusione è che i getti sono cominciati circa 80 anni fa, si sono fermati per poi riprendere circa 10 anni fa.

Il doppio quasar SDSS J141637.44+003352.2

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la conferma di tre coppie di buchi neri supermassicci ravvicinati al punto che li vedremo fondersi in un futuro vicino dal punto di vista astronomico. Un team di ricercatori guidato dal dottor John Silverman del Kavli Institute for the Physics and Mathematics of the Universe ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii: il telescopio Subaru, l’Osservatorio Keck e l’Osservatorio Gemini per esaminare una notevole quantità di quasar alla ricerca di tracce di un doppio centro e tra 421 candidati ne hanno confermati tre. Si tratta di casi rari, al punto che la stima è che lo 0,3% dei quasar sia doppia con due buchi neri supermassicci in rotta di collisione.