Astronomia / astrofisica

La galassia NGC 4414 (Immagine Università dell'Oregon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta un calcolo della velocità di espansione dell’universo basato sulla cosiddetta relazione di Tully-Fisher, una relazione empirica tra la luminosità intrinseca di una galassia a spirale e la sua larghezza di velocità. Il Professor James Schombert, Stacy McGaugh e Federico Lelli hanno usato le distanze accurate di 50 galassie come guida per misurare le distanze di altre 95 galassie per poi usare quelle misurazioni per ottenere una misura della cosiddetta Costante di Hubble che ha un picco di probabilità a 75,1 chilometri al secondo per megaparsec. Si tratta di una misura ben diversa da quelle ottenute con altri metodi e, come conseguenza, indica che l’universo ha circa 12,6 miliardi di anni contro i 13,8 circa ottenuti da altre ricerche.

Campione di meteorite ferrosa IIE (Foto cortesia Carl Agee, Institute of Meteoritics, University of New Mexico)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di sofisticate analisi che indicano che le meteoriti ferrose IIE sono frammenti di un planetesimo che aveva una struttura differenziata. Un team di ricercatori ha condotto vari tipi di esami che hanno dato questi risultati riguardo alle meteoriti chiamate acondriti, composte di materiali che sono stati sottoposti a fusione, differenziazione e cristallizzazione. La differenza rispetto alle condriti, meteoriti composte da materiali indifferenziati, mostra che gli oggetti da cui provengono si sono formati ed evoluti in modo diverso nello spazio e nel tempo.

La missione Tianwen-1 al lancio su un razzo Long March 5 (Foto cortesia Xinhua/Cai Yang)

Poche ore fa la missione cinese Tianwen-1 è partita su un razzo vettore Long March 5 dal centro di Wenchang in Cina. Circa 36 minuti dopo il lancio, la navicella si è separata regolarmente dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla traiettoria che dovrebbe portarla nell’orbita del pianeta Marte nel febbraio 2021. Lì un lander e un rover si separeranno dalla sonda spaziale che rimarrà in orbita e atterreranno sul pianeta rosso.

Elaborazione 3D di corone su Venere (Immagine cortesia Laurent Montési / Università del Maryland)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta l’identificazione di 37 vulcani che sono stati attivi in tempi recenti sul pianeta Venere. Un team di ricercatori ha usato modelli dell’attività termo-meccanica sotto la superficie di Venere per creare simulazioni tridimensionali della formazione delle strutture ad anello conosciute come corone che si formano quando pennacchi di materiali caldi all’interno del pianeta risalgono attraverso gli strati di mantello e crosta. Questo studio offre quelle che secondo gli autori sono le migliori prove mai trovate che Venere è ancora un pianeta geologicamente attivo.

La sonda spaziale Hope al decollo su un razzo vettore H-IIA (Immagine cortesia MHI / JAXA)

Poche ore fa la sonda spaziale araba Hope, o Al Amal, è partita su un razzo vettore H-IIA dal centro spaziale di Tanegashima in Giappone. Circa un’ora dopo il lancio, Hope si è separata regolarmente dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla traiettoria che dovrebbe portarla nell’orbita del pianeta Marte nel febbraio 2021. C’è stato qualche minuto di ritardo nella comunicazione del dispiegamento dei pannelli solari e ciò ha causato preoccupazione al centro controllo missione al Mohammed bin Rashid Space Centre ma alla fine tutto è andato bene.