Astronomia / astrofisica

Concetto artistico di lampo gamma (Immagine cortesia Superbossa.com / Alice Donini)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta una misurazione della costanza della velocità della luce nel vuoto a energie diverse grazie a osservazioni del lampo gamma catalogato come GRB 190114C, il più potente mai osservato. Gli scienzati della Collaborazione MAGIC, che include Istituto nazionale di astrofisica (INAF), l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e numerose università italiane, hanno usato i dati raccolti dai due telescopi MAGIC alle Canarie per indagare in particolare un fenomeno chiamato violazione dell’invarianza di Lorentz finendo per ottenere l’ennesima conferma della teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Il complesso di Rho Ophiuchivisto da Herschel e Planck (Immagine ESA/Herschel/Planck; J. D. Soler, MPIA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dei campi magnetici delle nubi molecolari per comprende la loro influenza nei processi che portano alla formazione stellare. L’astronomo Juan D. Soler del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor durante la sua missione e dal telescopio spaziale Herschel nel corso della Gould Belt Survey per indagare sulle caratteristiche del mezzo interstellare e in particolare sulle nubi molecolari. Lo studio è stato pubblicato nel 2019 ma altre immagini spettacolari sono state pubblicate dall’ESA di viste combinate di nubi molecolari.

Concetto del fronte d'urto nel sistema di Eta Carinae (Immagine cortesia DESY, Science Communication Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di emissioni di raggi gamma a energie estremamente elevate provenienti dal sistema di Eta Carinae. Un team di ricercatori coordinati dal centro nazionale tedesco di ricerca sulla fisica nucleare DESY ha usato il sistema di telescopi HESS per rilevare quei raggi gamma e dimostrare che sono stati generati dalla collisione di venti stellari provenienti dalle due stelle giganti blu che formano questo sistema binario. Sono stati proposti vari modelli e uno studio pubblicato in un secondo articolo su “Astronomy & Astrophysics” offre alcune valutazioni dettate da una rianalisi di dati rilevati nel corso del tempo da vari strumenti.

Concetto artistico di esopianeta nel deserto nettuniano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’esopianeta TOI-849b, che sembra essere il nucleo di un gigante gassoso al quale la sua stella ha strappato l’atmosfera. Un team di ricercatori guidato dal dottor David Armstrong dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA e dallo spettrografo HARPS dell’ESO per stimare le caratteristiche di TOI-849b. Il risultato è stato che la sua massa è circa 40 volte quella della Terra con dimensioni simili a quelle di Nettuno, il che significa che la sua densità è simile a quella della Terra. La notevole vicinanza alla sua stella è probabilmente il motivo per cui non ha un’atmosfera, anche se rimane aperta la possibilità che sia una sorta di gigante gassoso fallito che non è riuscito a catturare gas dopo la formazione del nucleo osservato.

Concetto artistico di Kelt-9b con la sua stella sullo sfondo (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center/Chris Smith (USRA))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sulle caratteristiche dell’orbita dell’esopianeta KELT-9b, un gioviano ultracaldo molto vicino alla propria stella. Un team di ricercatori guidato da John Ahlers dell’Exoplanets and Stellar Astrophysics Laboratory del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per creare un modello dell’interazione tra stella ed esopianeta che hanno permesso di capire meglio le caratteristiche peculiari della stella e quelle estreme di KELT-9b. Ad esempio, è risultato che la stella ruota su se stessa a una velocità tale da schiacciarla ai poli rendendoli più caldi e l’esopianeta orbita attorno a quei poli con la conseguenza che ha due estati quando vi passa sopra mentre ha due inverni quando passa sopra l’equatore della stella.