Astronomia / astrofisica

Concetto artistico di due buchi neri supermassicci al centro di una galassia

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su oltre 2.000 nuclei galattici attivi tra i quali alcuni potrebbero avere due buchi neri supermassicci. Un team di ricercatori guidato da Pablo Peñil, studente post-doc all’Università Complutense di Madrid, in Spagna, ha analizzato i dati raccolti in nove anni di osservazioni dal telescopio spaziale Fermi della NASA per individuare emissioni di raggi gamma che si ripetono ogni due anni e potrebbero indicare l’interazione di due buchi neri supermassicci. 11 tra le galassie esaminate hanno nuclei con questo tipo di emissioni mentre altre 13 mostrano accenni di quel tipo di emissioni e richiedono ulteriori osservazioni per verificarne la natura.

Il cielo ai raggi X visto da eROSITA

Il Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha pubblicato una mappa dell’universo a raggi X ottenuta grazie allo strumento eROSITA, che l’istituto ha costruito per il telescopio spaziale Spektr-RG. Questa mappa include circa un milione di oggetti relativi alla parte calda ed energetica dell’universo. Ha una profondità circa 4 volte maggiore rispetto alla mappa precedente di questo tipo e contiene circa 10 volte il numero di fonti energetiche, l’equivalente di quelle scoperte da tutti i telescopi per i raggi X messi assieme in oltre mezzo secolo di osservazioni. Sono stati necessari circa sei mesi perché eROSITA concludesse quest’indagine, che è solo la prima delle otto previste nel corso di circa quattro anni che offriranno informazioni che probabilmente verranno utilizzate per decenni.

NGC 6302 vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, and J. Kastner (RIT))

Un articolo sulla rivista “Galaxies” riporta uno studio delle nebulose planetarie NGC 6302, conosciuta anche come Nebulosa Farfalla per la sua forma, e NGC 7027. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble in osservazioni a lunghezze d’onda multiple per offrire le viste più complete mai ottenute di queste due nebulose planetarie. Entrambe erano già state studiate con Hubble e molti altri strumenti nel passato ma lo strumento Wide Field Camera 3 ha permesso di ottenere maggiori dettagli che significano maggiori informazioni scientifiche sui processi in atto e immagini ancor più spettacolari.

Swift J1818.0-1607 vista da XMM-Newton (Immagine cortesia ESA/XMM-Newton; P. Esposito et al. (2020))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio su Swift J1818.0-1607, la più giovane pulsar finora scoperta, che offre prove che si tratta allo stesso tempo di una magnetar e una delle pochissime ad avere anche emissioni radio. Un team di ricercatori che include alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA, Swift e NuSTAR della NASA per la rilevazioni delle emissioni di raggi X e il Sardinia Radio Telescope dell’INAF per le rilevazioni delle emissioni radio in una complessa campagna osservativa necessaria a studiare le caratteristiche combinate dei due tipi di stella di neutroni.

I tre anelli del disco di GW Orionis

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio del sistema triplo di GW Orionis, o semplicemente GW Ori, e in particolare delle interazioni tra le tre stelle che lo compongono e il disco di gas e polveri che lo circonda, suddiviso in tre anelli. Un team di ricercatori coordinato dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Victoria, in Canada, ha usato il radiotelescopio ALMA per condurre le osservazioni necessarie a identificare i tre anelli, a stimare le loro masse e a scoprire un disallineamento tra di essi.