Astronomia / astrofisica

Un disco di gas "freddo" rilevato attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di un disco di gas interstellari attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Elena Murchikova dell’Università americana di Princeton ha rilevato grazie al radiotelescopio ALMA le emissioni radio della parte meno calda del disco di accrescimento che circonda Sagittarius A*. Mappando quelle emissioni è stato possibile notare la rotazione di quel disco, un ulteriore dato utile per studiare i processi in atto attorno a quel buco nero.

L'asteroide 1999 KW4 fotografato dallo strumento SPHERE

L’ESO ha pubblicato fotografie dell’asteroide 1999 KW4 scattate usando lo strumento SPHERE montato sul VLT in Cile. Ciò fa parte di una campagna di osservazioni coordinata dalla rete International Asteroid Warning Network (IAWN), che ha seguito le raccomandazioni dell’ONU per organizzare il controllo di asteroidi potenzialmente pericolosi. 1999 KW4 è passato a 5,2 milioni di chilometri dalla Terra il 25 maggio 2019, una distanza assolutamente di sicurezza ma è stata una buona occasione per valutare la possibilità di tenere d’occhio la traiettoria di quello che in effetti è un asteroide doppio usando anche uno strumento progettato per fotografare esopianeti.

Un panorama stellare tra le regioni Cepheus C e Cepheus B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di un’area contenente una serie di ammassi stellari che hanno un’origine comune anche se la loro formazione ha avuto tempi un po’ diversi nelle varie regioni. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Spitzer e l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per esaminare i tanti oggetti diversi presenti tra le regioni conosciute come Cepheus C e Cepheus B e mappare l’ammasso chiamato Cep OB3b.

Concetto artistico dell'esopianeta NGTS4b e della sua stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di un esopianeta che appartiene alla classe dei mini-Nettuno in un’orbita vicina alla sua stella, dove un pianeta di quel tipo non dovrebbe esistere, tanto che viene chiamata deserto nettuniano. Un team di astronomi coordinato dall’Università di Warwick ha usato l’array di telescopi Next-Generation Transit Survey (NGTS) in Cile per individuare l’esopianeta, che di conseguenza è stato catalogato come NGTS-4b. Potrebbe essersi avvicinato alla sua stella oppure in origine era più grande ma parte della sua atmosfera è stata consumata dalla radiazione stellare.

Il meteorite Nakhla (Foto NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geochimica & Cosmochimica Acta” riporta le prove che sul pianeta Marte sono esistite sorgenti idrotermali e un’atmosfera ben più densa di quella attuale fino a poco più di un miliardo di anni fa. Un team di ricercatori guidato dal geologo planetario Nicola Mari dell’Università di Glasgow ha studiato 5 delle 20 meteoriti marziane del gruppo delle nakhiliti identificate sulla Terra analizzando in particolare gli isotopi di zolfo trovando tracce di sorgenti idrotermali e di un’atmosfera densa fino a circa 1,3 miliardi di anni fa. Un ambiente in grado di sostenere forme di vita simili a quelle terrestri esisteva ancora a quell’epoca, oltre due miliardi più tardi di quanto si pensasse.