Astronomia / astrofisica

L'immagine di Ultima Thule sulla copertina di Science (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/Roman Tkachenko)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta i risultati iniziali dell’esplorazione dell’oggetto della Fascia di Kuiper 2014 MU69 soprannominato Ultima Thule da parte della sonda spaziale New Horizons della NASA. Non ci sono particolari sorprese dopo quelle arrivate grazie alle prime immagini inviate sulla Terra ma quelle successive ad alta risoluzione assieme a dati spettrometrici e ad altri dati inviati hanno permesso di mettere assieme qualche dettaglio in più sulle sue caratteristiche da parte del team della missione.

La formazione del sistema di Orion Source I ha punti di contatto con quella del sistema solare

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la mappatura del monossido di alluminio in una nube attorno alla giovane stella Orion Source I. Un team guidato da Shogo Tachibana dell’università di Tokyo ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare il disco protoplanetario attorno alla stella scoprendo quella molecola in una nube di limitata distribuzione, il che suggerisce che nella sua forma gassosa essa condensa rapidamente per formare granelli solidi. Si tratta di una scoperta interessante perché il monossido di alluminio è stato scoperto in meteoriti come quello conosciuto come meteorite Allende e ciò suggerisce che vi siano punti in comune tra la storia del sistema solare e quella del sistema di Orion Source I.

Potrebbe esserci ancora attività tettonica sulla Luna

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” offre indizi del fatto che la Luna potrebbe essere ancora tettonicamente attiva. Un team di ricercatori ha analizzato immagini catturate dalla sonda spaziale Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA nel 2010 scoprendo migliaia di faglie tettoniche generate dal progressivo rimpicciolimento della Luna mentre si raffreddava. Alcuni ricercatori stanno lavorando a queste analisi geologiche da quando quelle foto sono state scattate ma inizialmente avevano portato indizi di un’attività recente mentre i nuovi indizi indicano che un’attività esiste ancora.

L'inaspettata luminosità delle galassie più antiche dell'universo offre indizi su un momento cruciale della sua evoluzione

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che le galassie più antiche dell’universo erano più luminose del previsto. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni compiute con i telescopi spaziali Hubble e Spitzer di galassie che si erano formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang scoprendo una luminosità inaspettata agli infrarossi. Si tratta della conseguenza del rilascio di radiazioni ionizzanti e ciò può offrire nuovi indizi sull’epoca della reionizzazione, un momento cruciale nella storia dell’universo.

Uno studio delle onde di gravità nelle stelle supergiganti blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta che quasi tutte le stelle supergiganti blu mostrano uno scintillio sulla loro superficie. Un team di ricercatori coordinato dalla Katholieke Universiteit (KU) di Lovanio, in Belgio, ha utilizzato sia osservazioni compiute con i telescopi spaziali Kepler e TESS della NASA che simulazioni al computer basandosi anche sull’astrosismologia per studiarle grazie al fatto che quello scintillio è causato dalla presenza di onde di gravità sulla superficie di quelle stelle molto massicce.