Astronomia / astrofisica

Il disco protoplanetario AS 209 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/ D. Fedele et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive lo studio del disco protoplanetario AS 209. Un team di ricercatori guidato da Davide Fedele dell’INAF di Arcetri ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare quel disco di gas e polvere attorno a una stella in fase di formazione che mostra un nucleo centrale e due grandi anelli con due ampi solchi. La loro conclusione è che c’è almeno un pianeta con una massa che potrebbe essere vicina a quella di Saturno che orbita a una notevole distanza dalla sua stella.

Il campo magnetico al centro della Via Lattea (Immagine E. Lopez-Rodriguez / NASA Ames / University of Texas at San Antonio)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la mappatura dettagliata del campo magnetico attorno a Sagittarius A*, noto anche semplicemente come Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la telecamera ad infrarossi CanariCam installata sul Gran Telescopio Canarias per ottenere i dati necessari a riprodurre le linee magnetiche di gas e polvere che orbitano attorno al centro della galassia. La struttura delle linee magnetiche dà al risultato uno stile che ricorda i dipinti di Vincent Van Gogh.

Emissioni rilevate in WISE1029 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Toba et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sui flussi di gas provenienti dal centro di una galassia attiva. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per cercare di osservare deflussi di gas fortemente ionizzato causati dal buco nero supermassiccio al centro di una galassia oscurata da polvere conosciuta come WISE1029+0501 o semplicemente WISE1029 ottenendo risultati sorprendenti. Hanno infatti rilevato la “firma” di monossido di carbonio associato al disco galattico ma hanno anche scoperto che il gas di monossido di carbonio nella galassia non è influenzato dal deflusso di quello fortemente ionizzato lanciato dal centro galattico, contraddicendo i modelli che sembravano più plausibili.

L'ipernova DES16C2nm nel cerchietto (Immagine M. Smith / DES Collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la conferma che la supernova DES16C2nm è la più lontana mai scoperta. Un team di astronomi guidati dall’Università di Southampton ha usato dati raccolti dall’indagine Dark Energy Survey (DES) e da vari telescopi per studiarla e classificarla come supernova superluminosa o ipernova, il tipo più brillante e raro di supernove. La distanza della stella esplosa è stata stimata in circa 10,5 miliardi di anni luce dalla Terra.

Buchi neri supermassicci nel Chandra Deep Field South (Immagine NASA/CXC/Penn. State/G. Yang et al and NASA/CXC/ICE/M. Mezcua et al.; Optical: NASA/STScI; Illustration: NASA/CXC/A. Jubett)

Due articoli in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono due ricerche sulla connessione tra lo sviluppo dei buchi neri supermassicci e le galassie che li ospitano. Due team distinti hanno utilizzato osservazioni raccolte dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e altri telescopi concludendo che i buchi neri supermassicci crescono più rapidamente di quanto nuove stelle si formino nelle galassie che li ospitano. Ciò contraddice modelli precedenti che suggerivano una crescita proporzionale alla formazione stellare nelle galassie.