Astronomia / astrofisica

La parte centrale della Via Lattea (Immagine ESO/VVV Survey/D. Minniti)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive la scoperta dei resti di un antico ammasso globulare nell’area centrale della Via Lattea. Un team di astronomi guidato da Dante Minniti (Universidad Andrés Bello, Santiago, Chile) e Rodrigo Contreras Ramos (Instituto Milenio de Astrofísica, Santiago, Chile) ha usato osservazioni dell’indagine “Variables in the Via Lactea with VISTA” (VVV) effettuate con il telescopio VISTA dell’ESO per scoprire antiche stelle di tipo RR Lyrae per la prima volta in quell’area.

L'orbita di 2014 UZ224 (Immagine cortesia JPL Horizons / Sky and Telescope)

David Gerdes, professore di astrofisica all’Università del Michigan, e vari colleghi associati con l’indagine DES (Dark Energy Survey) hanno scoperto un nuovo pianeta nano che al momento ha una distanza di circa 14 miliardi di chilometri dal Sole. Chiamato per ora solo 2014 UZ224, è tra i corpi celesti più distanti scoperti nel sistema solare dopo il pianeta nano Eris e il possibile pianeta nano conosciuto come V774104 la cui scoperta è stata annunciata nel dicembre 2015.

Il sistema IRS 43 (Immagine cortesia Christian Brinch/NBI/KU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sul sistema IRS 43, che si è rivelato davvero fuori dal normale perché è formato da due giovanissime stelle ognuna delle quali è circondata da un disco di gas ma esse condividono un terzo disco molto più grande. Un team di scienziati del Niels Bohr Institute dell’Università di Copenhagen ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire questa conformazione mai vista prima.

La sequenza di interazioni tra V Hydrae e la sua compagna che causa l'espulsione di bolle di plasma (Immagine NASA, ESA, and A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulle enormi bolle di plasma espulse dalla stella gigante rossa V Hydrae. Un team di astronomi guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per studiare questo fenomeno concludendo che quelle bolle di plasma provengono da un’altra stella, una compagna di V Hydrae che non riusciamo a vedere.

Dione (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca su Dione ed Encelado, due delle lune del pianeta Saturno. Utilizzando dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini, Mikael Beuthe, Attilio Rivoldini e Antony Trinh dell’Osservatorio Reale del Belgio a Bruxelles hanno calcolato in una nuova maniera lo spessore della crosta ghiacciata delle due lune concludendo che anche Dione possiede un oceano sotterraneo.