Astronomia / astrofisica

Alcuni eventi esplosivi sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Immagine OSIRIS: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA; NavCam: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su eventi esplosivi rilevati dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Nel corso dei tre mesi attorno al massimo avvicinamento al Sole del 13 agosto 2015, le macchine fotografiche di Rosetta hanno catturato 34 esplosioni. Un team guidato da Jean-Baptiste Vincent del Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, in Germania, ha rintracciato la loro origine sulla superficie della cometa.

Galassie ricche di monossido di carbonio indicate in arancione assieme a quelle già viste da Hubble in blu (Immagine B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); NASA/ESA Hubble)

Una serie di articoli che verranno pubblicati sulle riviste “Astrophysical Journal” e “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono varie parti di una ricerca basata sull’osservazione del campo ultra-profondo del telescopio spaziale Hubble utilizzando il radiotelescopio ALMA. Queste osservazioni mostrano che il tasso di formazione stellare nelle galassie giovani è strettamente legato alla loro massa totale sotto forma di stelle.

Una parte di Sputnik Planum vista dalla sonda spaziale New Horizons (Foto NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” offre una spiegazione all’esistenza di Sputnik Planum, il bacino a forma di cuore su Plutone. Tanguy Bertrand e François Forget, due ricercatori del Laboratoire de météorologie dynamique (CNRS/École polytechnique/UPMC/ENS Parigi) hanno usato simulazioni al computer per mostrare che la peculiare insolazione e atmosfera di Plutone favorisce la condensazione vicino all’equatore nelle zone di bassa altitudine. La conseguenza è l’accumulo di ghiaccio d’azoto in quel bacino.

I resti di supernova RCW 103 con al centro la magnetar 1E 1613 (Immagine X-ray: NASA/CXC/University of Amsterdam/N.Rea et al; Optical: DSS)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” e uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, descrivono altrettante ricerche sui resti di supernova conosciuti come RCW103. Al centro si è formata una stella di neutroni chiamata 1E 161348-5055 (o semplicemente 1E 1613) che ha lasciato perplessi gli astronomi per decenni per i suoi comportamenti anomali. Ora due team hanno offerto in maniera indipendente la stessa spiegazione: la stella di neutroni ha caratteristiche di una magnetar.

Plutone visto alla luce visibile e ai raggi X dall'Osservatorio Chandra (non in scala) (Immagine X-ray: NASA/CXC/JHUAPL/R.McNutt et al; Optical: NASA/JHUAPL)

Due nuove ricerche sono legate in modi diversi a emissioni provenienti dal pianeta nano Plutone. Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca che, attraverso l’utilizzo dell’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA ha rilevato le emissioni di raggi X di Plutone. Un altro articolo pubblicato invece sulla rivista “Nature” offre una spiegazione per il colore rossastro ai poli di Caronte, causato da metano strappato all’atmosfera di Plutone e ghiacciato dalle basse temperature.