Astronomia / astrofisica

Due diversi articoli, uno in fase di pubblicazione sulla rivista “Icarus” e uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, descrivono diversi aspetti di uno studio che offre un nuovo modello per descrivere gli effetti di marea che potrebbero causare fratture sulla superficie di lune ghiacciate. Secondo un team dell’Università di Rochester guidato da Alice Quillen gli effetti mareali di un incontro ravvicinato potrebbero spiegare fratture molto estese.

Rappresentazione di un super-brillamento solare (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sul rapporto tra le super-eruzioni solari di alcuni miliardi di anni fa e la nascita di forme di vita sulla Terra. Secondo un team di scienziati della NASA guidati da Vladimir Airapetian quelle gigantesche tempeste fornirono l’energia necessaria a scaldare la Terra e a far avvenire alcune reazioni chimiche necessarie a formare molecole complesse come RNA e DNA su cui è basata la vita.

Rappresentazione artistica di un seme di buco nero supermassiccio. Nei riquadri il candidato visto da Chandra (sopra) e da Hubble (sotto) (Immagine X-ray: NASA/CXC/Scuola Normale Superiore/F. Pacucci, et al. Optical: NASA/STScI. Illustration: NASA/CXC/M. Weiss)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’origine dei buchi neri supermassicci. Un team di scienziati italiani guidati da Fabio Pacucci della Scuola Normale Superiore di Pisa ha utilizzato i telescopi spaziali della NASA per identificare due antichissimi oggetti che rappresentano i migliori candidati “semi” di buchi neri trovati finora.

La corrente ad anello in caso di quiete (a sinistra) e di tempeste geomagnetiche (a destra) (Immagine Johns Hopkins APL)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive una ricerca sul comportamento dell’anello di particelle che circonda la Terra. Usando le rilevazioni effettuate dallo strumento RBSPICE a bordo di una delle sonde spaziali van Allen della NASA è stato possibile stabilire che i protoni ad alta energia nella corrente ad anello si comportano in modo completamente diverso dai protoni a bassa energia. Si tratta di un passo in avanti nella comprensione della magnetosfera terrestre e quindi degli effetti che può avere sui satelliti e anche sulla superficie della Terra.

L'area che comprende Chryse Planitia, Acidalia Planitia e Arabia Terra (a, b) e particolare di un promontorio (c) (Immagine J. Alexis Palmero Rodriguez)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” presenta una ricerca che descrive due possibili mega-tsunami che sconvolsero la superficie del pianeta marte oltre tre miliardi di anni fa. Secondo un team guidato da J. Alexis Palmero Rodriguez del Planetary Science Institute due meteoriti colpirono Marte ad alcuni milioni di anni di distanza ma con effetti simili. Forse a quell’epoca c’era un oceano di acqua liquida e gli impatti sollevarono onde fino a 120 metri che inghiottirono grandi aree di terraferma.