Astronomia / astrofisica

Immagine celebrativa della scoperta dell'esopianeta BEBOP-1 c (Immagine cortesia Amanda Smith / University of Birmingham)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un secondo pianeta circumbinario che ruota attorno alle due stelle che formano il sistema BEBOP-1. Un team di ricercatori ha usato gli spettrografi HARPS ed ESPRESSO per trovare per la prima volta un pianeta circumbinario usando il metodo delle velocità radiali. Questo esopianeta, catalogato come BEBOP-1 c, si aggiunge a TOI-1338 b, scoperto nel 2020 grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Le stime indicano che BEBOP-1 c è un gigante gassoso con una massa attorno a 65 volte quella della Terra e un anno che dura circa 215 giorni terrestri.

Una parte della galassia NGC 5068 (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, J. Lee and the PHANGS-JWST Team)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra il nucleo e una parte di un braccio di spirale della galassia NGC 5068. Due strumenti, MIRI e NIRCam, sono stati usati per esaminare questa galassia a spirale barrata e i vari filtri infrarossi hanno permesso di rilevare un’enorme quantità di dettagli tra strutture polverose e aree di formazione stellare in cui ci sono stelle neonate ancora circondate da gusci di gas e polveri.

Distante circa 20 milioni di anni luce dalla Terra, la galassia NGC 5068 appartiene alla classe più comune nell’universo, quella a spirale. La presenza di una formazione di stelle che si estende dal nucleo in una forma che ricorda una barra la fa entrare nella sottoclasse delle galassie a spirale barrate, che probabilmente costituiscono circa due terzi della loro classe.

Una rappresentazione artistica dell'esopianeta WASP-18b e lo spettro di emissioni termiche rilevate dallo strumento NIRISS del telescopio spaziale James Webb a lunghezze d'onda tra 0,85 e 2.8 micron

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di un esame dell’esopianeta WASP-18b. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per mappare la temperature sulla superficie di questo gioviano ultra-caldo molto vicino alla sua stella. Le variazioni di temperatura sono attorno ai 1.000° Kelvin tra l’area più calda sempre rivolta verso la sua stella e l’area di confine tra giorno e notte. Lo strumento Near-Infrared Imager and Slitless Spectrograph (NIRISS) di Webb ha anche trovato tracce di vapore acqueo che altri strumenti non avevano rilevato.

Le variazioni viste agli infrarossi da un telescopio al suolo nella fascia equatoriale settentrionale di Giove tra maggio 2001 e dicembre 2011

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una soluzione al mistero del cambiamento di colore di alcune fasce dell’atmosfera del pianeta Giove. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA per collegare quei cambiamenti al campo magnetico planetario. Gli scienziati conoscevano già il collegamento con le variazioni nella banda infrarossa, il che significa alla propagazione dell’energia del campo elttromagnetico, a circa 50 chilometri sotto la superficie di Giove. Questo nuovo studio porta prove che le variazioni possono a loro volta essere causate da onde prodotte dal campo magnetico planetario in profondità.

La nube molecolare Lupus 3 (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA/ T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/NSF’s NOIRLab). Elaborazione: D. de Martin & M. Zamani (NSF’s NOIRLab))

Un’immagine catturata dalla DECam (Dark Energy Camera) all’Osservatorio Cerro Tololo in Cile mostra la nube interstellare di formazione stellare catalogata come Lupus 3. Piena di attività, contiene protostelle che stanno letteralmente uscendo dal loro bozzolo di gas e polveri come HR 5999 e HR 6000, al centro dell’immagine. La luce di quelle giovanissime stelle illumina la nebulosa a riflessione catalogata come Bernes 149. Quest’area è nel vicinato cosmico perciò viene osservata in continuazione ottenendo a volte immagini mozzafiato di stelle neonate e protostelle.