Astronomia / astrofisica

Il cratere Urvara sul pianeta nano Cerere

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta l’identificazione di sali e composti organici nel cratere Urvara sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA per condurre l’indagine più dettagliata sul cratere Urvara, il terzo cratere da impatto per dimensioni su Cerere. I risultati non sono sorprendenti e anzi confermano le scoperte degli anni scorsi riguardanti soprattutto i due crateri più grandi, Occator ed Ernutet. Le celebri macchie bianche che sono state chiamate in gergo faculae, misteriose prima degli esami ravvicinati, brillano grazie ai sali contenuti e ora è arrivata la conferma anche per Urvara. Questo risultato conferma anche la presenza almeno in passato di un oceano sotterraneo in cui acqua molto salata rimaneva allo stato liquido e forse ce n’è ancora.

L'ammasso galattico Abell 3667

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la vista più dettagliata mai ottenuta di resti all’interno dell’ammasso galattico Abell 3667 con un’onda d’urto che si espande per oltre sei milioni di anni luce, la più grande mai individuata. Un team di ricercatori guidato da Francesco de Gasperin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato il radiotelescopio MeerKAT per ottenere le immagini dettagliate di un’onda d’urto generata dalla collisione tra due ammassi galattici avvenuta oltre un miliardo di anni fa.

Concetto artistico di WASP-121 b (Immagine Engine House VFX)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di un nuovo studio sull’esopianeta WASP-121b, un gioviano ultracaldo considerato uno dei pianeti con le condizioni più estreme conosciute. Un team di ricercatori guidato da Tom Evans, oggi al Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble per indagare sui composti presenti nell’atmosfera di WASP-121b. La conclusione è che potrebbero esservi nubi di ferro, titanio e corindone, la forma cristallizzata di ossido di alluminio che compone rubini e zaffiri.

Concetto artistico di fusione tra due nane bianche (Immagine Nicole Reindl (CC BY 4.0))

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters” riportano diversi aspetti di uno studio su due stelle anomale dato che si tratta di due subnane che hanno carbonio e ossigeno sulla superficie invece di idrogeno ed elio. Un team guidato dal professor Klaus Werner dell’Università tedesca di Tubinga ha scoperto le due stelle, catalogate come PG 1654+322 e PG 1528+025 all’interno di una ricerca mirata a capire meglio le fasi finali dell’evoluzione stellare. Un team guidato dal dottor Miller Bertolam dell’Istituto di Astrofisica di La Plata, in Argentina, ha offerto una possibile spiegazione alle due stelle anomale spiegando in uno dei due articoli che potrebbero essersi formate in seguito a fusioni tra due nane bianche.

Concetto artistico del sistema di WD1054-226 (Immagine cortesia Mark A. Garlick / markgarlick.com)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notice of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di detriti orbitanti attorno alla nana bianca catalogata come WD1054-226 in una formazione che suggerisce un legame gravitazionale come quello che può essere generato da un pianeta. Un team di ricercatori ha usato la macchina fotografica ULTRACAM montata sul telescopio NTT all’Osservatorio La Silla dell’ESO in Cile per esaminare gli oggetti che passano regolarmente di fronte a quei resti di stella. Dati ottenuti dal telescopio spaziale TESS della NASA hanno aiutato a identificare quello che sembra un disco di detriti che non si sono dispersi, forse grazie a un pianeta che agisce come una sorta di pastore che li tiene legati. Il pianeta sarebbe nell’area abitabile di quel sistema, un caso particolare dato che ha al centro una nana bianca.