Astronomia / astrofisica

Betelgeuse vista dallo strumento SPHERE

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’affievolimento della stella Betelgeuse avvenuto tra la fine del 2019 e il primo trimestre del 2020 che aveva fatto pensare che la sua esplosione in supernova fosse imminente. Un team di ricercatori guidato da Miguel Montargès della Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio, ha usato il VLT dell’ESO per ottenere nel dicembre 2019 immagini di Betelgeuse da confrontare con una del gennaio 2019 e con altre immagini sucessive. I risultati confermano quelli di uno studio precedente concludendo che una gigantesca massa di plasma caldissimo si è sollevata dalla superficie di Betelgeuse. Il plasma si è allontanato, raffreddandosi e trasformandosi in polvere che ha coperto pare della stella riducendone la luminosità fino a un terzo del normale.

Il quasar J1243+0100 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di flussi di gas ad alta velocità spinti dal buco nero supermassiccio al centro di una galassia distante oltre 13 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato da Takuma Izumi dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare la galassia HSC J124353.93+010038.5, o semplicemente J1243+0100. Si tratta della galassia più antica conosciuta finora con un vento di quelle dimensioni. Ciò mostra come i buchi neri supermassicci possano influenzare pesantemente le galassie che li ospitano e che ciò avviene fin da quando l’universo era molto giovane.

Il radiotelescopio CHIME (Foto cortesia CHIME)

Al 238° meeting della American Astronomical Society (AAS), tenuto nei giorni scorsi, sono stati presentati i risultati delle rilevazioni di lampi radio veloci grazie al radiotelescopio CHIME tra il 25 luglio 2018 e il 1 luglio 2019, il primo anno di ricerca con questo strumento. I ricercatori della collaborazione CHIME hanno rilevato 535 lampi radio veloci che includono 61 lampi da 18 fonti ripetute già conosciute. Il catalogo presentato in quest’occasione espande notevolmente il numero di lampi radio veloci conosciuti offrendo molte nuove informazioni su questi fenomeni ancora misteriosi. Le differenze tra le caratteristiche dei lampi singoli e quelli che si ripetono indicano ancor più di prima che ci sono almeno due meccanismi che li producono.

Alcune delle galassie osservate nel progetto PHANGS

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement” presenta l’indagine PHANGS-ALMA con la mappatura di circa 100.000 culle stellari in 90 galassie nell’universo vicino. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per mappare nubi molecolari di gas e polveri in cui ci sono le condizioni adatte alla formazione di nuove stelle. I risultati di quest’indagine sono stati presentati al 238° meeting della American Astronomical Society tenuto nei giorni scorsi.

La radiogalassia CGCG 044-046 in un'elaborazione che mostra le rilevazioni di MeerKAT in bianco su un'immagine ottica della della Digital Sky Survey 2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una rivisitazione di radiogalassie scoperte 47 anni fa usando due dei radiotelescopi più potenti attualmente in servizio. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha usato i radiotelescopi uGMRT e MeerKAT per condurre le nuove osservazioni. Il primo autore è l’astronomo Bernie Fanaroff, che cominciò lo studio delle radiogalassie e le classificò assieme all’astrofisica Julia Riley.