Astronomia / astrofisica

Il getto emesso dalla protostella Cep A HW2 visto dal VLA (Immagine Carrasco-Gonzalez et al., Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla protostella massiccia Cep A HW2 e in particolare sui getti di materiali da essa espulsi. Un team di ricercatori ha utilizato il VLA per catturare le migliore immagini ottenute finora di una protostella che alla fine della sua formazione sarà probabilmente circa 10 volte più massiccia del Sole. I dettagli dei getti espulsi indicano che hanno un’origine vicina alla stella che ha un ampio angolo per poi assottigliarsi quando la distanza aumenta, un processo chiamato collimazione. In protostelle di massa inferiore la collimazione dei getti avviene molto più vicino alla loro superficie. Capire il motivo di questa differenza aiuterà a capire meglio i processi di formazione stellare.

La galassia NGC 2276 (Immagine ESA/Hubble & NASA, P. Sell. Acknowledgement: L. Shatz)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la galassia NGC 2276. Si tratta di una galassia a spirale che mostra alcune peculiarità dato che la sua forma risulta un po’ distorta e i colori che indicano la distribuzione delle stelle al suo interno ne rivelano una certa irregolarità. Il motivo di tutto ciò è l’interazione con una vicina, la galassia NGC 2300, la cui forza di gravità ha distorto alcuni dei bracci della spirale di NGC 2276. Un’altra interazione coinvolge anche il gas intergalattico che si trova nell’ammasso che include queste due galassie, che è si è scontrato con NGC 2276 innescando un elevato livello di formazione stellare su un lato esterno di questa galassia.

Il centro della Via Lattea visto da Chandra e MeerKAT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del centro della Via Lattea che rivela la presenza di filamenti di gas surriscaldati e campi magnetici. L’astronomo Q. Daniel Wang dell’Università del Massachusetts ad Amherst ha combinato i risultati di 370 osservazioni di varie parti di quell’area condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA aggiungendovi osservazioni condotte usando il radiotelescopio MeerKAT. I risultati suggeriscono la possibilità di processi in atto che potrebbero essere dovuti a una fonte d’energia sconosciuta nel centro galattico.

Immagine di campo profondo (Immagine Dark Energy Survey/DOE/FNAL/DECam/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA. Acknowledgments: T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/NSF’s NOIRLab), M. Zamani (NSF’s NOIRLab) & D. de Martin (NSF’s NOIRLab))

29 articoli riportano vari aspetti dei risultati di una grande ricerca cosmologica sul più vasto campione di galassie, 226 milioni, mai osservato per produrre le misure più precise della composizione e della crescita dell’universo. Gli oltre 400 scienziati della collaborazione DES (Dark Energy Survey) hanno usato le immagini catturate dalla Dark Energy Camera nei primi tre anni del programma, partito nel 2013, per ricavare risultati. Lo scopo è di migliorare le nostre conoscenze dell’universo, in particolare la natura della materia oscura e dell’energia oscura.

Il cratere Occator su Cerere e la struttura molecolare dell'ammonio (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio dell’origine dei fillosilicati ammoniati presenti sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori che include alcuni affiliati dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma hanno condotto esperimenti di laboratorio basati sulla simulazione dell’ambiente di Cerere. I risultati confermano l’ipotesi che questo pianeta nano si sia formato in un’area del sistema solare in cui il ghiaccio di ammoniaca è stabile. Tuttavia, non è possibile escludere che si sia formato nella fascia di asteroidi.