Sonde spaziali

La possibile struttura di Saturno (Immagine cortesia Caltech/R. Hurt (IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul nucleo del pianeta Saturno. Gli astronomi Christopher Mankovich e Jim Fuller del Caltech hanno analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini sulle oscillazioni degli anelli di Saturno causate dall’attività sismica interna per analizzare indirettamente le caratteristiche dell’interno del pianeta. La conclusione è che il nucleo non è roccioso bensì un miscuglio che è stato paragonato a una minestra o a una fanghiglia composta da ghiaccio, roccia e fluidi metallici che occupa un volume per circa il 60% del diametro di Saturno, ben più di quanto fosse stato stimato in precedenza.

Schema delle aurore a raggi X su Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio sulle aurore del pianeta Giove che offre una soluzione al mistero delle emissioni di raggi X. Un team di ricercatori ha ottenuto le informazioni cruciali grazie a dati rilevati dal telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA e dalla sonda spaziale Juno della NASA. Ciò ha permesso di comprendere come ioni vengono trasportati dalle onde elettromagnetiche presenti nel campo magnetico gioviano fino all’atmosfera del pianeta, con la quale si scontrano per generare le aurore.

Il cratere Occator su Cerere e la struttura molecolare dell'ammonio (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio dell’origine dei fillosilicati ammoniati presenti sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori che include alcuni affiliati dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma hanno condotto esperimenti di laboratorio basati sulla simulazione dell’ambiente di Cerere. I risultati confermano l’ipotesi che questo pianeta nano si sia formato in un’area del sistema solare in cui il ghiaccio di ammoniaca è stabile. Tuttavia, non è possibile escludere che si sia formato nella fascia di asteroidi.

Un diagramma della NASA della locazione dello strumento PWS e dell'antenna in comune con lo strumento PRA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulle deboli onde di plasma interstellare rilevate dalla sonda spaziale Voyager 1 della NASA. Un team di ricercatori guidato da Stella Koch Ocker della Cornell University ha usato una serie di rilevazioni condotte dalla Voyager 1 mentre ha percorso una distanza totale che è circa dieci volte la distanza media della Terra dal Sole che fornisce un’idea delle caratteristiche del plasma interstellare quando non viene alterato da eventi legati all’attività solare.

La sonda spaziale OSIRIS-REx durante i preparativi (Foto NASA/Dimitri Gerondidakis)

La NASA ha confermato che la sua sonda spaziale OSIRIS-REx ha lasciato l’asteroide Bennu dopo oltre due anni di studio. Infatti, l’aveva raggiunto il 3 dicembre 2018. Oltre ai dati raccolti con i suoi strumenti, OSIRIS-REx riporterà sulla Terra un contenitore contenente i campioni di Bennu raccolti il 20 ottobre 2020. Il viaggio di ritorno sarà lungo perché l’arrivo è previsto per il 24 settembre 2023.