Sonde spaziali

Una rappresentazione dell'acqua nell'atmosfera di Marte con i picchi durante i periodi delle tempeste di sabbia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio che spiega dove sia finita la gran parte dell’acqua che il pianeta Marte possedeva quand’era giovane, ai tempi in cui era allo stato liquido sulla sua superficie. Un team di ricercatori guidato da Shane Stone dell’Università americana dell’Arizona ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale MAVEN della NASA per tracciare i movimenti dell’acqua nell’atmosfera, fino ad altitudini elevate, dove avvengono reazioni che la scompongono e producono idrogeno atomico, che si disperde nello spazio. Questo studio ha messo in luce il ruolo delle tempeste di sabbia nella perdita dell’acqua.

Il cratere triplo di Noachis Terra (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato fotografie scattate dalla macchina fotografica HRSC (High Resolution Stereo Camera) della sua sonda spaziale Mars Express di un cratere triplo nella regione di Noachis Terra sul pianeta Marte. Quella regione ha dato il nome all’era noachiana in cui, tra circa 3,7 e 4,1 miliardi di anni fa, il pianeta rosso venne colpito da un numero particolarmente grande di meteoriti e Noachis Terra è piena dei crateri ancora esistenti. Un cratere triplo con una sovrapposizione che indica tre impatti molto vicini è interessante non solo come curiosità ma anche per la storia geologica che può raccontare assieme ad altri della stessa regione.

I punti dei vari atterraggi compiuti dal lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta una ricostruzione della traiettoria del lander Philae della missione Rosetta dell’ESA nel suo atterraggio sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori ha esaminato i dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta e dal lander Philae per scoprire dove quest’ultimo aveva compiuto il secondo rimbalzo sulla cometa, che venne seguito da ulteriori rimabalzi prima di poggiarsi definitivamente. Lo studio ha anche mostrato che i materiali colpiti contengono un’abbondante quantità di ghiaccio soffice come neve appena posata, al punto da essere definito più soffice della schiuma di un cappuccino.

La testa del meccanismo TAGSAM

La NASA ha annunciato che la prima ispezione visiva del sistema TAGSAM della sonda spaziale OSIRIS-REx che nella notte tra il 21 e il 22 ottobre ha catturato campioni del suolo dell’asteoride Bennu ha compiuto egregiamente il suo lavoro. In effetti, il problema sembra che il meccanismo ha catturato fin troppi materiali e, dopo che OSIRIS-REx si è allontanata da Bennu, essi hanno cominciato a fuoriuscire. Per questo motivo, il team che gestisce la missione ha deciso di saltare le varie operazioni che avrebbero permesso esami più significativi dei campioni per cercare di sigillarli nella Sample Return Capsule per riportarli sulla Terra.

Concetto artistico di OSIRIS-REx mentre scende sul suolo di Bennu (Immagine NASA/Goddard/University of Arizona)

Poche ore fa la sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA è scesa sulla superficie dell’asteroide Bennu per prelevare campioni di suolo in quello che è stato chiamato TAG (Touch-And-Go). L’area selezionata è in un cratere che è stato chiamato Nightingale del diametro di circa 16 metri nell’emisfero nord di Bennu. L’operazione è stata compiuta in modo totalmente automatico perché c’è un ritardo di 18,5 minuti nelle comunicazioni dovuto al fatto che OSIRIS-REx è a circa 334 milioni di chilometri dalla Terra. Se l’esito sarà soddisfacente, questa parte della missione sarà conclusa.