Sonde spaziali

Pigafetta Montes ed Elcano Montes su Plutone confrontati con le Alpi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio che offre una spiegazione all’origine del manto nevoso esistente sulle montagne più alte del pianeta nano Plutone che creano una sorta di panorama alpino dato che assomiglia per molti versi alle Alpi terrestri. Un team di ricercatori ha usato i dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per capire che quella neve è composta principalmente di metano. Questo composto può diventare solido alle condizioni presenti su Plutone e forma quel manto attraverso un processo ben diverso rispetto a quello che porta alle nevicate alpine.

Laghi su Titano

Un articolo pubblicato sulla rivista “The American Astronomical Society” riporta uno studio sui laghi di idrocarburi esistenti su Titano, la grande luna di Saturno, mostrandone le similitudini con i laghi terrestri. Un team di ricercatori guiato da Jordan Steckloff ha analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini scoprendo che i laghi di Titano composti da metano, etano e azoto formano strati simili a quelli terrestri. I meccanismi di stratificazione sono diversi perché sulla Terra gli strati sono la conseguenza della temperatura mentre su Titano esistono a causa delle particolari interazioni chimiche tra i liquidi in superficie e l’atmosfera.

Mappa radar dell'area attorno al sistema di laghi su Marte (Immagine cortesia Sebastian Emanuel Lauro et al. Nature Astronomy, 2020)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di nuovi laghi sotterranei di acqua liquida molto salata sotto la calotta del polo sud del pianeta Marte. Un team di ricercatori guidato da Elena Pettinelli e Sebastian Lauro, entrambi dell’Università Roma Tre, che include altri ricercatori italiani ha usato dati raccolti dal radar MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) della sonda spaziale Mars Express dell’ESA per scoprire quelli che formano un sistema di laghi composto da tre laghi principali circondati da altri laghetti più piccoli. Ciò conferma la scoperta di un lago annunciata nel luglio 2018 e offre prove che non si tratta di un caso unico. Rimane un ambiente estremo per cui servono un po’ di speculazioni per immaginare forme di vita in quei laghi ma anche gli autori di questa nuova ricerca raccomandano di aumentare l’esplorazione di quelle aree per capire quale sia il loro potenziale per ospitare la vita.

Il polo sud di Giove (Immagine NASA-JPL/Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” riporta uno studio sulle tempeste al polo sud del pianeta Giove e sul loro schema geometrico regolare. Un team di ricercatori dell’Università di Berkeley e del Caltech hanno usato modelli matematici derivanti da ricerche condotte nel XIX secolo da Lord Kelvin basandosi su esperimenti del fisico Alfred Mayer per spiegare perché quelle tempeste si sono concentrate in quell’area e perché su Giove sono disposte in quella formazione geometrica.

Rocce sugli asteroidi Ryugu e Bennu

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano i risultati di altrettante ricerche sugli asteroidi Ryugu e Bennu, in fase di esplorazione rispettivamente dalle sonde spaziali Hayabusa 2 della JAXA e OSIRIS-REx della NASA. I due asteroidi hanno già mostrato alcune similitudini e, in un editoriale news&views, Maria Cristina De Sanctis parla degli eventi catastrofici che possono averli generati e delle rocce chiare scoperte sulla superficie di entrambi nonostante il loro colore scuro. Eventi catastrofici sono anche l’oggetto degli altri due articoli e in quello concentrato su Bennu vengono riportati gli indizi che alcune rocce sulla sua superficie provengano da Vesta, uno degli oggetti più grandi nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove.