Sonde spaziali

Spesse nuvole bianche nella zona equatoriale di Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sull’abbondanza d’acqua nell’atmosfera e in particolare nella regione equatoriale del pianeta Giove. Il team della missione Juno della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale, che da circa tre anni e mezzo sta orbitando attorno al gigante gassoso. La conclusione è che l’acqua costituisce circa lo 0,25% delle molecole nell’atmosfera di Giove, circa tre volte quelle presenti nell’atmosfera solare stimata attraverso la presenza dei suoi componenti. Si tratta di un risultato che indica un’abbondanda molto superiore a quella misurata nel 1995 dalla sonda spaziale Galileo.

Arrokoth (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/Roman Tkachenko)

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Science” riportano vari aspetti di una ricerca sulle origini e sulle caratteristiche di Arrokoth, l’oggetto della fascia di Kuiper classificato come 2014 MU69 e per qualche tempo conosciuto con il nomignolo Ultima Thule. Diversi team di ricercatori con vari membri in comune hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per studiarlo sotto vari punti di vista. Una delle conclusioni riguarda la sua origine, che sarebbe avvenuta in seguito al collasso di una nube di particelle solide nella nebulosa solare primordiale e non in seguito al processo conosciuto come accrescimento gerarchico, un processo caratterizzato da collisioni tra planetesimi a velecità elevate.

La sonda spaziale Solar Orbiter al decollo su un razzo Atlas V (Foto ESA - S. Corvaja)

Poche ore fa la sonda spaziale Solar Orbiter è decollata su un razzo vettore Atlas V da Cape Canaveral. Dopo circa 53 minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e ha iniziato il lungo viaggio che la porterà fino a circa 42 milioni di chilometri dal Sole. Poco dopo ha regolarmente dispiegato i pannelli solari e ha cominciato a comunicare con il centro controllo missione.

Plutone

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” riporta uno studio sul pianeta nano Plutone e in particolare sulla regione a forma di cuore chiamata Tombaugh Regio e sulla sua influenza sulla circolazione atmosferica a livello globale. Un team di ricercatori coordinato dall’Ames Research Center della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons per studiare in particolare la circolazione dell’azoto e il suo ciclo paragonato in modo appropriato al battito di un cuore. Si tratta di un’altra conferma che Plutone è un piccolo mondo attivo nonostante le piccole dimensioni e l’atmosfera tenue.

Sali di cloruro d’ammonio (Foto cortesia Universtà di Berna)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano i risultati di altrettante analisi di dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA che rivelano la presenza di composti come i sali di ammonio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato da Kathrin Altwegg dell’Università di Berna, in Svizzera, ha analizzato i dati cercando di capire i motivi della scarsità di azoto sulla cometa concludendo che in realtà la sua presenza sia difficile da rilevare perché una parte è legata a sali di ammonio. Questi sali sono tra i mattoni di molecole che includono alcuni precursori della vita come urea e glicina, già trovati sulla cometa. Un altro team ha invece scoperto nei dati tracce di composti alifatici, considerati essenziali per la vita sulla Terra, sulla cometa.