Sonde spaziali

La Grande Macchia Rossa di Giove (Foto NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Jason Major)

Era il pomeriggio di ieri in Italia quando la NASA ha cominciato a pubblicare le prime fotografie non elaborate della Grande Macchia Rossa di Giove scattate dalla sonda spaziale Juno durante il volo ravvicinato effettuato l’11 luglio. Tutti gli strumenti scientifici erano attivi ma la JunoCam è quella che ha ottenuto i risultati più spettacolari con le fotografie dell’iconica tempesta più grande della Terra. Da subito molti appassionati hanno cominciato a elaborare le immagini contribuendo al database della NASA.

Giove visto dal telescopio Subaru (Foto NAOJ/NASA/JPL-Caltech)

Due telescopi delle Hawaii sono stati utilizzati per nuove osservazioni del pianeta Giove e in particolare della sua celebre Grande Macchia Rossa. Esse sono state condotte per supportare la missione della sonda spaziale Juno della NASA, che il 10 luglio sorvolerà proprio la gigantesca tempesta gioviana. Il telescopio Gemini Nord è stato usato con speciali filtri all’infrarosso vicino per fruttare specifici colori che possono penetrare l’atmosfera superiore e le nuvole di Giove. Lo strumento COMICS del telescopio Subaru è stato usato con filtri per gli infrarossi medi.

Il polo sud di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Science” e un numero speciale della rivista “Geophysical Research Letters” descrivono varie ricerche riguardanti il pianeta Giove basate sui dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA. Molti scienziati hanno partecipato a una o più delle ricerche, ognuna delle quali è focalizzata su un fenomeno in atto su Giove e nell’area di influenza del suo campo magnetico, con parecchie novità a volte sorprendenti.

Schema del processo di produzione abiotica di ossigeno molecolare (Immagine cortesia Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” offre una spiegazione alla presenza di molecole di ossigeno sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Konstantinos Giapis, ingegnere chimico del Caltech, ha condotto questa ricerca dopo aver notato che le reazioni chimiche che avvengono sulla superficie della cometa erano simili a quelle che lui stava generando da anni. L’ipotesi più probabile offerta inizialmente era che fosse “sopravvissuto” fin dai tempi della formazione del sistema solare ma forse ora è stata trovata la spiegazione corretta.

Alcuni dati raccolti dallo strumento RPWS (Immagine NASA/JPL-Caltech/University of Iowa)

I primi risultati dell’analisi dei dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini nel corso del suo tuffo nello spazio tra il pianeta Saturno e i suoi anelli compiuto il 26 aprile 2017 hanno fornito una notevole sorpresa. I ricercatori hanno scoperto che gli strumenti di Cassini hanno registrato la presenza di pochissime particelle nel corso dell’attraversamento di quello spazio e tutte di dimensioni davvero minuscole, dell’ordine del micron. Si tratta di un mistero a cui i ricercatori sperano di trovare una spiegazione.