Sonde spaziali

L'eliosfera secondo le ultime misurazioni (Immagine Dialynas, et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sulla forma dell’eliosfera, la “bolla” in cui la densità del vento solare è maggiore di quella della materia interstellare. Un team guidato da Kostas Dialynas dell’Accademia di Atene ha utilizzato dati raccolti di quattro sonde spaziali, Cassini, le due Voyager e IBEX (Interstellar Boundary Explorer), per provare che l’eliosfera ha una forma approssimativamente sferica e non allungata con una coda come sembrava ben più probabile.

Il vortice al polo nord di Saturno (Foto NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

La NASA ha cominciato a pubblicare le prime fotografie scattate dalla sonda spaziale Cassini dopo la sua discesa nello spazio che separa il pianeta Saturno dai suoi anelli. Si tratta delle foto più ravvicinate mai scattate durante una manovra rischiosa per Cassini, compiuta solo perché fra pochi mesi terminerà la sua missione perciò è stato deciso che vale la pena farle correre dei rischi per raccogliere dati a distanza ravvicinata.

I pennacchi di Europa (Immagine NASA, ESA, W. Sparks (STScI), and the USGS Astrogeology Science Center)

Ieri la NASA ha tenuto una conferenza stampa per illustrare le ultime novità riguardanti gli studi di oceani alieni. L’attenzione è stata concentrata sui due oceani sotterranei più conosciuti, quello di Europa, un satellite di Giove, e quello di Encelado, un satellite di Saturno. Ci sono conferme dei pennacchi provenienti da Europa, descritti anche in un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”. È stata annunciata la presenza di idrogeno molecolare nell’oceano di Encelado, descritta anche in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”.

Il cratere triplo nella regione di Terra Sirenum su Marte (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato alcune nuove fotografie scattate dalla sonda spaziale Mars Express che mostrano un curioso cratere nella regione di Terra Sirenum su Marte. Si tratta di un cratere dalla forma allungata avendo una lunghezza di circa 45 chilometri e una larghezza di circa 24 chilometri. Probabilmente è il frutto dell’impatto di un asteroide che si è spezzato in tre parti quand’era ancora sopra la superficie provocando il triplo impatto di frammenti ancora molto vicini. I depositi sedimentari sul fondo del cratere suggeriscono che anticamente esisteva acqua in quella regione di Marte.

Foto del Sole poco prima del picco del primo brillamento (Foto NASA/SDO)

Nei giorni scorsi, la sonda spaziale SDO (Solar Dynamics Obersavatory) della NASA ha rilevato e documentato ben 3 brillamenti solari di classe M, quella che include i più potenti dopo la classe X, che non a caso significa “eXtreme” (estremo). Il primo ha avuto il suo piccolo il 2 aprile alle 10.02 italiane, il secondo alle 22.33 italiane e il terzo il 3 aprile alle 16.29 italiane.