Telescopi

Blog che parlano di telescopi e strumenti di osservazione astronomica

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela

Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.

Sulla sinistra una combinazione tra foto della nebulosa planetaria NGC 6543 ottenute dai telescopi spaziali Euclid e Hubble con un particolare di una foto ottenuta da Hubble sulla destra.

La nebulosa planetaria NGC 6543, conosciuta anche con il soprannome Occhio di Gatto, è la protagonista della foto del mese del telescopio spaziale Hubble. Tuttavia, per l’occasione è stato creato un accostamento tra un’immagine catturata da Hubble e una catturata dal telescopio spaziale Euclid dell’ESA. Questi due strumenti possono catturare entrambi lunghezze d’onda nell’infrarosso vicino e nella luce visibile ma Euclid è specializzato nelle indagini di campo profondo. Per questo motivo, ha ritratto NGC 6543 come parte di una vasta regione di spazio. La combinazione dei due telescopi offre maggiori dettagli su una nebulosa planetaria che continua a essere studiata da oltre due secoli.

Un'illustrazione delle rilevazioni delle emissioni provenienti dalla galassia HATLAS J142935.3–002836

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” riporta la rilevazione di un megamaser generato da HATLAS J142935.3–002836, una galassia che è in una fase di notevole attività perché è ancora in atto una fusione galattica che ha anche portato a una notevole formazione stellare. Un team di ricercatori guidato dall’Università sudafricana di Pretoria ha usato il radiotelescopio MeerKAT per rilevare le emissioni maser. La forza delle sue emissioni è tale da spingere i ricercatori a definirla un gigamaser ma certe rilevazioni sono possibili solo grazie a un fenomeno di lente gravitazionale. Ciò la rende comunque il maser astronomico più luminoso e più lontano conosciuto.

La galassia MoM-z14 fotografata dallo strumento NIRCam (Near-Infrared Camera) del telescopio spaziale James Webb con un'immagine dal cosiddetto COSMOS Legacy Field sullo sfondo.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Open Journal of Astrophysics” riporta le prove che la galassia MoM-z14 è la più lontana conosciuta finora. Un team di ricercatori guidato dal Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha usato il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine chiamata “Mirage or Miracle” (MoM), in cui lo strumento NIRSpec è stato utilizzato per verificare la natura di galassie molto luminose e potenzialmente molto lontane osservate nelle immagini catturate dallo strumento NIRCam. I risultati confermano che vediamo MoM-z14 com’era circa 280 milioni di anni dopo il Big Bang, una nuova conferma che già all’epoca c’erano galassie molto attive.

Il razzo vettore Falcon 9 decolla nella missione Twilight (Immagine cortesia SpaceX)

Poche ore fa un razzo vettore Falcon 9 è stato lanciato dalla base di Vandenberg nella missione chiamata Twilight in cui un totale di 40 satelliti è stato messo in orbita in varie fasi. Circa due ore e venti minuti dopo il lancio, l’ultimo gruppo dei satelliti è stato rilasciato dall’apposito sistema di SpaceX. Tra di essi c’erano il telescopio spaziale Pandora della NASA e i nanosatelliti BlackCAT e SPARCS, entrambi di classe CubeSat con dimensioni 30x20x10 centimetri, parte della CubeSat Launch Initiative della NASA. Questi satelliti condurranno le loro rilevazioni astronomiche dall’orbita terrestre bassa.