Telescopi

L'area attorno al sistema Per-emb-2 (IRAS 03292+3039)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la prima osservazione di una coppia di protostelle nella nube molecolare di Perseo alimentate da un flusso di gas e composti vari che si sono formati nella nube madre. Un team di ricercatori guidato da Jaime Pineda del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha usato il Northern Extended Millimeter Array (NOEMA) per studiare il sistema binario protostellare catalogato come Per-emb-2 (IRAS 03292+3039). Hanno chiamato quel flusso di gas e composti streamer tracciandone il movimento dai confini della nube madre al suo nucleo, nelle vicinanze delle protostelle. Ciò aiuta anche a valutare meglio l’importanza dell’ambiente locale sulla formazione ed evoluzione di dischi nei sistemi in fase di formazione dai quali potrebbero nascere pianeti.

La galassia NGC 4414 (Immagine Università dell'Oregon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta un calcolo della velocità di espansione dell’universo basato sulla cosiddetta relazione di Tully-Fisher, una relazione empirica tra la luminosità intrinseca di una galassia a spirale e la sua larghezza di velocità. Il Professor James Schombert, Stacy McGaugh e Federico Lelli hanno usato le distanze accurate di 50 galassie come guida per misurare le distanze di altre 95 galassie per poi usare quelle misurazioni per ottenere una misura della cosiddetta Costante di Hubble che ha un picco di probabilità a 75,1 chilometri al secondo per megaparsec. Si tratta di una misura ben diversa da quelle ottenute con altri metodi e, come conseguenza, indica che l’universo ha circa 12,6 miliardi di anni contro i 13,8 circa ottenuti da altre ricerche.

La CDF-S e i 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati. Un team guidato da Erini Lambrides della Johns Hopkins University ha combinato oltre 80 giorni di osservazioni del telescopio spaziale Chandra della NASA nell’indagine conosciuta come Chandra Deep Field-South (CDF-S) con quelle di altri telescopi che includono i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per identificare nuclei galattici attivi le cui emissioni a moltissime lunghezze d’onda erano bloccate dall’enorme bozzolo di materiali che li circonda. I buchi neri supermassicci fortemente oscurati sono tra i più ricercati perché capire i loro meccanismi di crescita aiuta a capire l’evoluzione di questi oggetti estremi che possono avere masse anche miliardi di volte quella del Sole.

L'afterglow di GRB181123B nel cerchietto visto da Gemini Nord (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/K. Paterson & W. Fong (Northwestern University))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio del lampo gamma corto catalogato come GRB181123B concentrandosi sulla scoperta di quello che in gergo è chiamato afterglow, in parole povere i residui delle emissioni di GRB181123B, i quali in questo caso sono stati rilevati anche a frequenze ottiche. Le stime indicano che quell’evento è stato generato circa dieci miliardi di anni fa rendendolo il più distante mai rilevato con un afterglow ottico. Probabilmente la causa è stata una fusione di stelle di neutroni perciò eventi di questo tipo offrono informazioni su quanto tempo serviva perché avvenissero e sulla loro quantità in quell’epoca.

Le nane brune WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di due nane brune grazie all’aiuto di astrofili che hanno partecipato al programma Backyard Worlds: Planet 9. Catalogate come WISEA J041451.67-585456.7 e WISEA J181006.18-101000.5, si tratta di due oggetti con masse che rientrano tra quelle tipiche delle nane brune ma con altre caratteristiche più simili a quelle dei pianeti giganti gassosi. Potrebbero essere le prime sub-nane di tipo T estremo e assomigliano ad antichi esopianeti, con pochissimo ferro, avendo età stimate attorno ai 10 miliardi di anni. Le loro caratteristiche le rende utili per capire meglio gli esopianeti.