Telescopi

Concetto artistico dell'esopianeta Kepler-1649c e della sua stella (Immagine NASA/Ames Research Center/Daniel Rutter)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta dell’esopianeta Kepler-1649c, che ha dimensioni molto simili a quelle della Terra e orbita nell’area abitabile del suo sistema. Un team di ricercatori guidato da Andrew Vanderburg dell’Università del Texas a Austin ha rianalizzato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA e successivamente analizzati tramite un software apposito. Un solo esopianeta era stato inizialmente confermato in quel sistema mentre un altro candidato era stato scartato. La verifica umana ha portato invece alla conferma del pianeta che è stato catalogato come Kepler-1649c. Le caratteristiche orbitali dei due pianeti suggeriscono la possibilità che ne esista un terzo, anche se per ora i ricercatori non sono riusciti a trovarne tracce.

Concetto artistico del quasar SDSS J135246.37+423923.5 e della galassia che lo ospita

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperto del deflusso più carico di energia proveniente da un quasar lontano, per la precisione da quello catalogato come SDSS J135246.37+423923.5. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio Gemini Nord alle Hawaii per compiere le osservazioni necessarie ed è stato necessario impiegare un nuovo sistema di modellazione al computer per interpretare quella che è stata definita una tempesta extragalattica nascosta in bella vista per 15 anni. Il deflusso, una sorta di vento cosmico, viaggia a una velocità che è quasi il 13% di quella della luce con un forte impatto sulla formazione stellare nella galassia che ospita il quasar.

Concetto artistico di supernova (Immagine Aaron Geller (Northwestern University))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla supernova catalogata come SN2016aps, che è risultata essere brillante almeno il doppio e probabilmente molto più massiccia di qualunque altra supernova registrata. Un team di astronomi guidato dal dottor Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham ha osservato l’evoluzione della supernova per circa due anni finché non si è ridotta all’1% della sua luminosità di picco. La conclusione è che la massa iniziale della stella esplosa potesse essere perfino più di 100 volte quella del Sole e ciò suggerisce che si sia trattato di un tipo molto raro chiamato supernova a instabilità di coppia pulsazionale.

Nana bruna e Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la prima misurazione dei venti che soffiano nell’atmosfera della nana bruna catalogata come 2MASS J10475385+2124234. Un team di ricercatori guidato da Katelyn Allers della Bucknell University ha combinato osservazioni condotte con il Very Large Array (VLA) e il telescopio spaziale Spitzer della NASA per ottenere questo risultato. Il metodo è già stato utilizzato per pianeti come Giove perciò la novità è la sua estensione a una nana bruna e potrebbe riguardare anche esopianeti gassosi.

Il blazar 3C 279

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la creazione di immagini del blazar 3C 279 da parte della collaborazione Event Horizon Telescope (EHT). Un anno dopo la presentazione della fotografia dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia Virgo A, conosciuta anche come M87, la collaborazione internazionale che ha usato una serie di radiotelescopi per ottenere l’immagine astronomica più dettagliata della storia di un oggetto lontano milioni di anni luce offre i risultati di un’altra campagna di osservazione. Anche stavolta l’attenzione è stata dedicata a un oggetto di quel tipo ma 3C 279 è lontano circa cento volte Virgo A. Nonostante ciò, EHT ha catturato i dettagli più nitidi mai ottenuti di un getto relativistico prodotto da un buco nero supermassiccio, di cui è stato possibile anche rintracciare l’origine.