Telescopi

Rappresentazione artistica di coppia di nane bianche (Immagine cortesia M. Weiss)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un sistema binario formato da due nane bianche con nucleo di elio che orbitano l’una attorno all’altra in 1201 secondi, uno dei periodi orbitali più brevi nei sistemi binari conosciuti. Un team di ricercatori guidato dall’astronomo Warren Brown del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (Cfa) ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e dall’indagine Sloan Digital Sky Survey (SDSS) della coppia catalogata come SDSS J232230.20+050942.06, o semplicemente J2322+0509, compiendo osservazioni mirate con altri strumenti per esaminarne le caratteristiche. Si tratta di una possibile sorgente di onde gravitazionali da rilevare da parte del sallite LISA in progettazione da parte dell’ESA.

La stella LHS 1815

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta dell’esopianeta LHS 1815b grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidati da Tianjun Gan della Tsinghua University di Pechino, in Cina, ha confermato l’esistenza di quel pianeta usando vari strumenti fotometrici, spettroscopici e fotografici al suolo. La conclusione è che le sue dimensioni sono leggermente superiori a quelle della Terra ma è molto più denso per una massa fino a 8,7 volte quella della Terra. La caratteristica più unica è che si tratta del primo esopianeta scoperto nel cosiddetto disco spesso della Via Lattea, una delle strutture che formano circa due terzi delle galassie a forma di disco.

3XMM J215022.4−055108 nel cerchietto (Immagine NASA, ESA, and D. Lin (University of New Hampshire)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta delle migliori prove finora trovate dell’esistenza di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori guidati da Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire ha usato il telescopio spaziale Hubble per uno studio mirato basato su dati raccolti ai raggi X da altri telescopi spaziali che avevano osservato la fonte catalogata come 3XMM J215022.4-055108. Il risultato è che questa fonte si trova in un ammasso stellare denso alla periferia di un’altra galassia e le caratteristiche indicano che si tratta di un buco nero di massa intermedia con una massa oltre 50.000 volte quella del Sole.

Il quasar MG J0414+0534

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’osservazione di getti di particelle cariche provenienti da un buco nero supermassiccio che interagiscono con nubi di gas attorno ad essi nel quasar MG J0414+0534, distante circa 11 miliardi di anni luce. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare quel quasar ma i dettagli sono stati rilevati grazie a un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra il quasar e la Terra. L’interazione tra getti e nubi suggerisce che l’attività del quasar nelle onde radio sia allo stadio iniziale e quindi utile per capire meglio i primi stadi di evoluzione delle galassie che ospitano un quasar nell’universo primordiale.

Montaggio del Progetto Formazione Stellare

Un articolo pubblicato sulla rivista “Publications of the Astronomical Society of Japan” riporta la mappatura di tre nubi interstellari: Orione A, Fenditura dell’Aquila ed M17. Un team di ricercatori guidato dal professor Fumitaka Nakamura del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) ha usato il radiotelescopio Nobeyama e per Orione A anche dati dall’archivio dell’array di radiotelescopi CARMA per ottenere questo risultato. Si tratta di un’indagine chiamata non a caso Progetto Formazione Stellare perché le tre nubi interestellari studiate sono culle per nuove stelle.