Telescopi

L'afterglow del lampo gamma GRB 190114C visto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and V. Acciari et al. 2019)

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano diversi aspetti dello studio di un lampo gamma catalogato come GRB 190114C che è stato osservato a molte frequenze in quella che viene chiamata osservazione multibanda. Molti scienziati, in particolare quelli della Collaborazione MAGIC, hanno messo assieme osservazioni compiute usando telescopio spaziali e al suolo per studiare il lampo gamma con la maggiore energia mai osservato. Infatti, sono stati rilevati fotoni con un’energia dell’ordine del teraelettronvolt, un livello teorizzato a lungo ma solo ora confermato. Un quarto articolo in pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta un’analisi della galassia in cui è avvenuto GRB 190114C.

Un'indagine sui sistemi stellari multipli mostra che molti hanno pianeti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta un’analisi dei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA alla ricerca di esopianeti in sistemi multipli. Il dottor Markus Mugrauer dell’Università di Jena, in Germania, ha esaminato oltre 1.300 stelle con esopianeti in un raggio di circa 1.600 anni luce dalla Terra per stabilire quali tra esse avessero una o anche più compagne. Il risultato è che oltre 200 di esse sono sistemi multipli, in un caso addirittura quadruplo, in cui le compagne sono soprattutto nane rosse ma in otto casi c’è una nana bianca come compagna. Si tratta della conferma che i sistemi multipli con esopianeti non sono un’eccezione e che gli esopianeti possono sopravvivere anche alla morte di una delle stelle.

L'immagine di un'antichissima galassia moltiplicata da una lente gravitazionale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio di una galassia soprannominata Sunburst Arc (arco a raggiera) osservata tramite un effetto di lente gravitazionale che porta a moltiplicarne l’immagine ottenendone almeno 12 copie distorte in quattro grandi archi. Il telescopio spaziale Hubble ha rilevato la luce proveniente da quella galassia, distante circa 11 miliardi di anni luce dalla Terra, grazie a quell’effetto, che l’ha anche resa tra le 10 e le 30 volte più luminosa. Studiare una galassia così antica permette di raccogliere informazioni sull’universo primordiale e su quella che viene chiamata epoca della reionizzazione.

Uno studio su 20 radiogalassie offre nuove informazioni sull'attività dei buchi neri supermassicci al loro centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle proprietà del gas ionizzato che circonda i buchi neri supermassicci in 20 galassie selezionate come campione. Un team di ricercatori guidato da Barbara Balmaverde dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Torino ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT dell’ESO in Cile per compiere l’indagine MURALES (MUse RAdio Loud Emission line Snapshot), che include le 20 galassie studiate. Si tratta di sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi. La mappatura del gas ionizzato e della sua interazione con il getto relativistico prodotto dai buchi neri centrali aiuta a capire i meccanismi di accrescimento e di interazione con le galassie che li ospitano.

La cometa interstellare 2I/Borisov vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, D. Jewitt (UCLA))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la rilevazione di quelle che sono state interpretate come tracce di acqua emessa dalla cometa interstellare 2I/Borisov. Un team di ricercatori guidato da Adam McKay del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato l’Apache Point Observatory in New Mexico per studiare la luce riflessa dalla cometa rilevando la “firma” dell’ossigeno in gran quantità. La spiegazione più probabile per la presenza di quest’elemento è che la luce ultravioletta proveniente dal Sole abbia spezzato le molecole d’acqua emesse in ossigeno e idrogeno.