Telescopi

La posizione dei quasar varia nel tempo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che la posizione dei quasar non è fissa. Un team di astrofisici dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca ha combinato osservazioni compiute a livello globale di 40 quasar tra il 1994 e il 2016 per questo studio. Basandosi sul fatto che le posizioni apparenti dei quasar cambiano a seconda della frequenza delle radiazioni utilizzate per osservarle i ricercatori hanno voluto verificare se quell’effetto potesse variare nel tempo. I quasar sono usati come punti di riferimento cosmici, conoscerne la posizione esatta potrà aumentare la loro affidabilità.

La misura dell’espansione dell’universo è sempre più precisa e sottolinea la discrepanza tra le misurazioni

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una nuova misurazione dell’espansione dell’universo, che risulta circa il 9% maggiore rispetto a stime effettuate studiando l’universo primordiale. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble di 70 stelle variabili chiamate variabili cefeidi usate per le misurazioni con altre condotte dal progetto Araucaria per ottenere misurazioni estremamente precise della loro luminosità. La discrepanza tra le misure dell’espansione dell’universo vicino e quelle dell’universo primordiale rimane ed è importante migliorare le misurazioni per ottenere indizi sull’origine della discrepanza.

Maree e flussi di protoni per i pianeti del sistema di TRAPPIST-1

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrivono altrettante ricerche sulle possibilità che almeno alcuni dei sette pianeti rocciosi del sistema della stella nana ultrafredda TRAPPIST-1 possano essere abitabili. Due ricercatori del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona hanno esaminato gli effetti che la gravità di pianeti abbia sui vicini. Un team del Center for Astrophysics (CfA) della Harvard University e della Smithsonian Institution hanno esaminato gli effetti che i protoni ad alta energia emessi dalla stella possono avere sui pianeti.

Il primo esopianeta di dimensioni simili alla Terra individuato grazie al telescopio spaziale TESS

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di due esopianeti nel sistema della stella nana arancione HD 21749, uno dei quali è il primo di dimensioni simili alla Terra individuato grazie al telescopio spaziale TESS della NASA e l’altro un mininettuno. Un team di ricercatori guidato da Diana Dragomir aveva già sottoposto una prima versione dell’articolo sull’esopianeta HD 21749b, il mininettuno indicato anche come TOI 186.01, citando come candidato TOI 186.02 l’esopianeta roccioso ora indicato come HD 21749c nella nuova versione dell’articolo in cui viene considerato confermato.

L'area attorno al buco nero supermassiccio della galassia Virgo A (Immagine EHT Collaboration)

Il progetto Event Horizon Telescope (EHT) e rappresentanti dei ricercatori dei radiotelescopi ALMA e APEX hanno tenuto una conferenza stampa, una delle tante tenute nel mondo per presentare i primi risultati dell’EHT. Un progetto che per due anni ha impegnato una serie di radiotelescopi di tutto il mondo per combinare le loro osservazioni aveva lo scopo di scrutare direttamente all’interno dell’ambiente che circonda un buco nero e in particolare il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, conosciuto come Sagittarius A*, e quello al centro della galassia Virgo A.