Telescopi

La galassia più luminosa conosciuta sta divorando le sue vicine

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive uno studio della galassia W2246-0526, la più luminosa conosciuta. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminarla scoprendo scie di materiali mentre vengono strappati da tre galassie più piccole che orbitano attorno a essa. In un caso viene generata una “coda mareale”, una larga scia di materiali che connette W2246-0526 con una delle sue satelliti. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” il buco nero supermassiccio al suo centro ha una massa che è circa 4 miliardi di volte quella del Sole.

Concetto artistico della stella di Barnard e del pianeta Barnard's Star b (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di una possibile super-Terra che orbita attorno alla stella di Barnard, una nana rossa che in termini astronomici è nel vicinato essendo distante circa 6 anni luce dalla Terra. I progetti Red Dots e CARMENES hanno portato alla scoperta di quello che è stato chiamato Barnard’s Star b e potrebbe essere il secondo esopianeta più vicino al sistema solare dopo Proxima b.

Beta Pictoris b (Immagine ESO/Lagrange/SPHERE consortium)

L’ESO ha pubblicato una composizione di immagini che mostrano l’esopianeta Beta Pictoris b mentre orbita attorno alla sua stella. Esso era stato scoperto nel 2008 utilizzando lo strumento NACO montato sul VLT in Cile e il team guidato dalla dottoressa Anne-Marie Lagrange che lo scoprì ha continuato a studiarlo alcuni anni dopo utilizzando lo strumento SPHERE, che nel frattempo era stato montato anch’esso sul VLT. I ricercatori l’avevano perso di vista quando si era avvicinato all’alone della sua stella troppo per essere visibile da qualsiasi strumento attuale ma è tornato a essere visibile nel settembre 2018.

Idrogeno gassoso nella Piccola Nube di Magellano (Immagine cortesia Naomi McClure-Griffiths et al, CSIRO's ASKAP telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive lo studio di un deflusso di gas dalla Piccola Nube di Magellano che si estende per almeno 6.500 anni luce dall’area di formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ASKAP per osservare quella galassia nana nella sua interezza in una singola immagine con dettagli mai visti prima. La conclusione è che c’è una perdita di gas che ha come conseguenza un calo nella formazione stellare. Quel gas potrebbe essere una fonte per quella che è conosciuta come Corrente Magellanica e col tempo la Piccola Nube di Magellano potrebbe essere divorata dalla Via Lattea.

L'origine degli ammassi stellari osservata grazie al telescopio volante SOFIA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive lo studio di nubi molecolari dove si formano nuovi ammassi stellari. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio volante SOFIA sfruttando la sua possibilità di rilevare gli infrarossi provenienti da nubi oscure dove le prime fasi della formazione stellare sono nascoste. Le osservazioni hanno offerto nuove prove che gli ammassi stellari si formano in seguito a collisioni tra nubi molecolari giganti.